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venerdì 3 dicembre 2010

Un anno incantato con Ullrika e Korpus


Negli Stati Uniti la scelta del calendario è uno dei riti preparatori per l'anno nuovo, tra colossi della cartoleria e disegnatori indipendenti le proposte sono infinite e si adattano a caratteri, passioni, stili di vita. Da noi non è proprio così, e per questo ci piace proporvi il calendario di Ulrika Kestere, una giovane disegnatrice e fotografa svedese, che ogni anno prepara un calendario, sempre diverso, che ha per protagonista il cagnolino Korpus.


Dalle terre del Nord, Ulrika ci ha ha spiegato come è nata questa simpatica iniziativa.
Ho sempre avuto una grande passione per il disegno, anche se non è mai stato il mio principale punto di forza. La fotografia invece, che pratico da quando avevo 12 anni, mi è sempre riuscita più facile e naturale. A 15 anni ho avuto la fortuna di lavorare come assistente di un fotografo pubblicitario bravissimo, e a 18 anni ho fatto la mia prima mostra fotografica personale. Dopodichè ho trascorso due anni a Lofoten, nel profondo nord della Norvegia, a specializzarmi in fotografia: qui ho scoperto la possibilità che la fotografia dà di costruire una favola visuale, tutta tua.


Ed è stato a Lofoten che ho scoperto il mio grande amore per gli schizzi a inchiostro: ho iniziato a disegnare un piccolo cane che visitava gli stessi posti dove andavo io, una sorta  di diario visivo. Pian piano quel piccolo cane ha iniziato a vivere in un mondo tutto suo e il suo aspetto si è modificato fino a diventare una mescolanza tra un cane e un coniglietto.
Il calendario 2011 che ho creato è dedicato a questo animaletto, che ho chiamato Korpus. 


Considero il non essere bravissima a disegnare - non domino ancora completamente la prospettiva e i colori  - come un vantaggio, questo fa sì che i miei disegni prendano una vita loro; se conoscessi tutte le tecniche alla perfezione penso che diventerebbero noiosi. Quando voglio creare un mondo perfetto uso la fotografia, invece quando disegno non importa se il risultato non è tecnicamente impeccabile, l'imperfezione fa parte della realtà. Prendo ispirazione dalla vita del bosco e da quella dell'infanzia, dagli animali, dalle favole, dalle maschere e dai miti del nord. 

  
In questo momento vivo a Lund, in Svezia, dove studio design industriale. Non e’ bello come studiare fotografia, ed è molto più faticoso, però penso che tutto quello che sto imparando mi sarà utile nel futuro. Il mio sogno è  lavorare con la fotografia, l'illustrazione e il design. E pubblicare un libro per bambini con Korpus protagonista, scritto e disegnato da me.


Il calendario "Korpus 2011" è in vendita a € 18 - SOLD OUT!

Per conoscere Ulrika e il suo mondo incantato di disegni e fotografie visita www.ulrikakestere.com 




venerdì 4 giugno 2010

Giù al nord - Sciare o non sciare, questo è il problema

 
Sciare o non sciare, questo è il problema
Qui in Svezia la neve continua a scendere sempre più, e ancora, e ancora. Sembra che non abbia fine. Questo mi fa ricordare la mia prima giornata di sci in Italia, circa 6 anni fa, a Madonna di Campiglio, quando vivevo a Milano. Prima avevo sempre sciato nel nord della Svezia e in Norvegia, ed era sempre stata un’esperienza traumatica a causa del terribile freddo.

Quelli di voi che mi conoscono bene, sanno del mio odio e insofferenza per il freddo. Potrei camminare nel deserto a più di 40 gradi fischiettando allegramente ma basta che la temperatura scenda sotto i -5 e divento una statua arrabbiata, rigida come un pinguino, imprecante per le strade.
Così, dal momento che la madre dei bambini di cui mi occupavo odiava la neve, le montagne e il freddo quanto me, si rifiutò di andare a sciare e fui costretta a prendermi la – oh, tremenda – responsabilità di andare a sciare con il resto della famiglia.
Ero TERRORIZZATA, avevo promesso a me stessa, dopo l’ultima volta in Svezia, di non fare mai più quella cosa che mi faceva gelare così e andare in giro vestita come uno stupido omino Michelin, con uno stupido cappello e muffole troppo grandi.
Ma dal momento che non avevo scelta, mi morsi le labbra e mi feci coraggio pensando:
- “beh, dopotutto è solo un weekend, posso farcela! Ma di certo non mi sono trasferita in Italia per andare a sciare, quando tutto ciò che desidero è starmene sdraiata in spiaggia”.
La cosa divertente è che scoprii che “sciare” per gli italiani NON ha affatto lo stesso significato di “sciare” in svedese.
Penso che qualcuno dovrebbe spiegarlo in un dizionario culturale o qualcosa del genere, in modo che non si faccia confusione. Sapete, mentre in Svezia ci si alza alle 8.00 per essere sulle piste alle 9,30 in punto, in Italia stanno appena incominciando a fare colazione e bersi un caffè. E mentre in Svezia a mezzogiorno si è in cima alla montagna più alta, con il vento che fa sventolare le orecchie e congelare la lingua, in Italia stanno per prendersi il secondo wurstel con vin brulé. E mentre in Svezia alle 14.00 si fa la prima pausa della giornata per mangiarsi uno spuntino veloce, rimasto tutto il giorno nello zaino, in Italia si siedono a prendere il sole con una birra in mano.
COMINCIAI AD AMARE LO SCI!
Naturalmente… la mia vita cambiò completamente l’anno dopo, quando lasciai Milano, così non sono mai più stata a sciare dopo quel weekend. Ma apprezzo ancora il fantastico divertimento di essere in montagna, vedere la neve, e prendere il sole in pantaloncini cortissimi, in estate, in Piemonte.
Tess Key

Tess Key - To ski or not to ski, that is the question


To ski or not to ski, that is the question

Here in Sweden the snow keeps falling down more, and more and more. There seems to be no end to it. Which makes me remember my first ski-trip in Italy almost 6 years ago to ”Madonna di campiglio” when living in Milano. Before that I had only been skeeing in the north of Sweden and Norway which always was a traumatic experience because of the f_cking cold.
Those of you who know me well, are aware of my hatred and suffering of cold weather. I could be walking in the dessert in +40 degrees whisteling happily, but God forbit that the temprature goes bellow -5 and I become an angry, stiff pengiun-like statue cursing my way through the streets.
So since the mother of the children that I was watching hated snow, mountains and cold weather just as much as me she refused to go skiing and I was forced to have the oh-so-awfull responsability of going with the rest of the family.
I was TERRIFIED. I had promissed myself after the last ski trip in Sweden to never ever do something that makes me freeze that much and where I have to go around dressed like a stupid Michelin-man in silly hats and too big mittens.
But since I had no choice I bit my lip, braced myself and thought:
- ” ohwell it’s just for a weekend, I can do this! But I didn’t move all the way to Italy to go fucking skiing when all I wanna do is lie on the beach”.
The fun thing is that I discovered that ”skiing” for italians DOESN’T mean at all the same thing as”skiing” in swedish.
I think somene should put that down in a cultural dictionary or something so that people don’t get confused. You see, when in Sweden you wake up at 8.00 to be on the tracks at 9.30 sharp, in Italy they only start having breakfast and coffee.
And when in Sweden at 12.00 you are on top of the highest mountain with the wind making your ears flap and your tongue freeze, in Italy you are having your second wurstel with vin brûle.
And when in Sweden at 14.00 you are having the first brake of the day to eat a quick lunch you’ve had in your backpack the entire day, In Italy you sit and suntan with a beer in your hand.
I STARTED TO LOVE SKIING!
Ofcourse...my life changed completely the years after Milano, so I’ve never been skiing again after that weekend. But I still enjoy the fantastic fun of beeing in the mountains, see snow and be able to suntan in short shorts in summertime in Piemonte. 
Tess Key

venerdì 21 maggio 2010

Giù al nord - Un'ottima annata




La foto del giorno è di un fotografo speciale, di un periodo speciale e gradevole della mia vita. Profuma di primavera, vino, erba, fiori e amore.



E’ dei vecchi tempi in cui ancora vivevo a Rivarossa, un paese a 25 chilometri da Torino, verso le montagne. Un posto così speciale che la prima volta che ci arrivate penserete di essere finiti in uno di quei film di Hollywood visti da ragazzina, girati in Toscana o in Provenza.


A Rivarossa potete trovare il panettiere, il verduriere, il macellaio, la pizzeria, il bar, l’edicola e perfino un asilo gestito dalle suore. E si, certo, ci sono anche due chiese con le loro rumorose campane che si assicurano che vi svegliate alle 10 tutte le domeniche. E poi, a pochi passi dalla casa dove vivevo, c’è un piccolo fiume dall’acqua ghiacciata, che scende dalle Alpi.

Essendo piemontesi, tutti in paese cercavano di fingere di NON avere notato che improvvisamente era tra loro una strana ragazza svedese. Erano gentili con te e ricordavano il tuo nome, e ogni tanto ti raccontavano le ultime novità dei dintorni. MA fu solo dopo un po’ di riscaldamento, proprio come gli svedesi, che cominciarono a rilassarsi. E tu sai che li hai in palmo di mano e che hanno incominciato ad affezionarsi quando:

Il verduriere vi racconta i pettegolezzi del paese e si assicura che abbiate sempre la frutta migliore e che non prendiate il bus per Torino senza un clementino in mano e vi dà consigli su come rubare le pannocchie dai campi vicino al fiume senza farvi beccare

Il macellaio, dove non siete mai stati in vita vostra, sa che tra qualche settimana arriverà vostra madre dalla Svezia e vi chiede se può conoscerla

Il vecchio signore della drogheria, con capelli e baffi grigi e il sorriso gentile, vi fornisce amari e liquori gratis e vi chiede notizie della vostra gatta Eva e di quel vostro fidanzato così simpatico

Le due signore che lavorano in panetteria vi chiedono come vanno gli studi e come sono state le vacanze

La ragazza che lavora al bar e prepara i cappuccini e le bevande vi chiede come mai siete stati via così a lungo e dove siete stati e come mai non siete venuti al bar per più di due settimane

Nessuno dovrebbe morire prima di essere stato in un posto come Rivarossa, con la sua gente così calorosa, divertente e gentile… e gatti… quanti gatti….

Tess Key

Tess Key - A Rivarossa Hollywood Story



Today was a good day. There was some lovely news from the south of Europe that just made me happy for an entire month. And even though 8 hours of listening to ca.11 different bachelor essay's made me tired as hell, a tennis game in the evening picked me right up.

The photo of the day is by a very special photographer from a very special and lovely period of my life. It smells of spring, wine, grass, flowers and love.
This was in the old days when I stilled lived in little Rivarossa, a village just 25 km outside Turin up the montains. A place so special that you think you ended up in one of those hollywood movies from Tuscany or Provance you watched as a little girl the first time you go there.
In Rivarossa you can find the panetiere, verduriere, macellaio, pizzeria, il bar, l'edicola and you can even find a kindergarden run by nuns. And yes, yes of course there are also to churches with their very loud churchbells, that make's sure to wake you up at 10.oo every sunday. And then just a few steps away from the house where we lived there was a little river with icecold water coming right down from the alps.


Beeing people from Piemonte, everybody in the village tried to pretend that they DIDN'T notice that there was a strange, swedish girl suddenly living among them. They will be nice to you and remember your name and eve occasionally tell you about the latest news from around the village.
BUT, it's only after some warming up, just like with swedes, that they started to relax. And you know you have them in the palm of your hand and that they've started to love you when;


* The "verduriere" ( where you go to buy fruit and vegetables) tells you all the gossip from the villages and makes sure you always get the best fruit available and that you never get on the buss for Turn without a clementine in your hand and gives you tips about how to rob corn from the fields by the river without getting caught

* The "macellaio" ( where you buy meat), who you never met before in you life, knows that your mother from Sweden is comming visiting in a few weeks and asks if he could meet her.

* The old man with the kind smile and grey hair and mustache from the grocery shop gives you different "amaros" and liqueurs for free and asks about your cat Eva and that cute "fidanzato" of yours.

* The two ladies working at the panetteria ( where you buy bread and sweets) asks how your studies are going and how your vacation has been.

* The girl who works at the bar and makes capuccino's and drink's asks you how come you've been gone for so long and where you've been and what you've been up to when you haven't passed by the bar for more then two weeks.

No one should die without having been to a place simular to Rivarossa with it's wonderful, warm, funny and kind people.....and cats.....oh so many cats.....

Tess Key

giovedì 13 maggio 2010

Giù al nord - i diari della pina colada





Scrivendo dei miei giorni come babysitter, mi è tornato in mente il secondo lavoro che trovai a Milano. Essendo una ragazza sofisticata, i 50 euro alla settimana che ricevevo dalla mia famiglia (onestamente… 50 euro di “paghetta”, quale persona sana di mente potrebbe MAI pensare che possano essere abbastanza in una città come Milano?) non bastavano nemmeno per comprare la mia fetta di pizza settimanale. Così, una sera parlai con il proprietario di un ristorante dove il mio nuovo amico italiano lavorava come pizzaiolo, che conosceva un tipo che conosceva un altro tipo che aveva appena aperto un nuovo bar in Corso Como e, guarda caso, aveva bisogno di una cameriera.

Così, ragazzi, qui è dove trovai il mio PRIMO lavoro come cameriera. In quel momento, questo era l’italiano che sapevo, dopo un mese a Milano:

- Buongiorno, voglio delle pesche
- Non mi interessa
- Lasciami in pace
- Arrivederci
- Si va bene 1 kg

Così ebbi parecchie difficoltà a capire quando il cliente disse in un italiano molto veloce:


Cliente :-Un mojito per me, ma con poco ghiaccio eh, e per lei un daiquiri frozen con le fragole. Ma lo fate con le fragole fresche?


Tess: - ???????


Cliente:- Fragole fresche, le avete?


Tess:- ????, ehh siii, va bene, ok. ( PANICO, che cosa diavolo vuole???? Beh, feci finta che tutto fosse sotto controllo e mi limitai a sorridere)
 Quella stessa sera un cliente ordinò una pina colada (ok ok questo è facile, pensai. Pina colada lo capisco, è internazionale e dopo non aggiunse un sacco di parole strane).
Questo bar faceva la più aaaaaaalta pina colada del mondo e Tess aveva la più bianca delle magliettine. Ero così preoccupata di far cadere o far sbattere i bicchieri mentre scendevo le scale, ovviamente, quando finalmente arrivai al tavolo i bicchieri cominciarono a scivolare … un po’… di più… e con un urlo, cercando di salvare i vestiti del cliente, riuscii a rovesciarmi il bicchiere addosso.
Puzzai di maledetti ananas e latte di cocco per tre giorni E dovetti continuare a lavorare per altre 4 ore con una t-shirt in uno stato che sembrava che avessi appena partecipato e vinto la gara di Miss maglietta bagnata.
Fu così che imparai a vestirmi sempre di nero quando facevo la cameriera.

Tess Key

Tess Key - Wet pina colada, t-shirt and waitresses

As all "real" blogs from now on we too have our guest blogger : Tess Key, a young swedish lady living in Turin. She will tell us about her personal interpretation of Italian lifestyle.



Writing about my ”nanny” days I remembered the second job I got in Milan. Beeing a high-maintance girl the weekly 50 euro I got from the family ( honestly....50 euro as ”pocketmoney”, what kind of insane, unbalanced freak thought that could EVER be enough in a city like Milano?) wasn’t even enough to buy my weekly pizza slices.

So one night I talked to the owner of a restaurant where my new italian friend worked as a pizzaman, who new a guy, who new another guy who had just opened a new bar in C.so Como, and happens the case, they needed a waitress.
So boys and girls, this is where I got my FIRST waitress job. At this point this was all the italian I knew after one month in Milano:

- Buongiorno, voglio delle pesche


- Non mi interessa


- Lasciami in pace


- Arrivederci


- Si va bene 1 kg

So, I had quite some difficulties understanding when the italian clients said in a very fast italian:
 Client :-Un mojito per me, ma con poco ghiaccio eh, e per lei un daiquiri frozen con le fragole. Ma lo fate con le fragole fresce?


Tess: - ???????


Client:- Fragole fresce, le avete?


Tess:- ????, ehh siii, va bene, ok. ( PANIC, what the hell does he want????Well I just look as if everythig is under control and just smile)

Same night a client asks for a pina colada ( ok ok, this is easy I thought. Pina colada I get, that’s international and he didn’t say alot of strange words afterwards)

Now this bar made the taaaaaallest pina coladas in the world and Tess had the whitest, tiny winy little t-shirt on. I was so nervous about dropping or making the glass tip going down the stairs, that obviously, when I finally got to the table the glass started to wingle..a bit..then some more.....and in a shriek trying to save the clients clothes I managed to tip the glass all over myself.

I smelled like fucking pineapples and coco milk for three days, AND I had to keep working for another 4 hours with a t-shirt that looked as if I had just left a ”Miss wet t-shirt competition”, and won.

That’s how I learned that I should always wear black when working as a waitress....
Tess Key

venerdì 7 maggio 2010

Giù al nord

Come ogni blog che si rispetti, da oggi anche Torino Style ha una guest blogger: Tess Key, una ragazza svedese che vive da qualche anno a Torino e dal suo blog  parla di sè e ci offre i suoi interessanti commenti sugli italiani visti dal grande nord.



Come cominciò la mia storia d’amore con l’Italia


Stavo guardando Mrs. Doubtfire ieri e mi sono tornati in mente i giorni in cui sgobbavo come babysitter. Arrivai a Milano per la prima volta quando avevo 19 anni, e lavorai lì per un anno, occupandomi di due mostriciattoli. Avevano 4 e 8 anni all’epoca. Scoprii che i loro genitori avevano cercato una giovane babysitter scandinava perché la precedente, tedesca, un giorno si era rotta un braccio cercando di impedire ai due bambini di buttarsi in mezzo al traffico. Dopodiché si era rifiutata di continuare ad occuparsi delle belve. Beh, sicuramente non era la migliore informazione da ricevere il primo giorno di lavoro. MA mi aiutarono a imparare l’italiano, mi aiutarono a conoscere ragazzi italiani (sorprendentemente – mica tanto… ndt – gli uomini trovavano molto molto attraente una giovane, bionda, “mamma” con due bambini biondi dagli occhioni sgranati) e soprattutto mi insegnarono a contare fino a 100 e a restare calma quando li trovai tutti e due con l’acqua fino alle ginocchia, intenti a dipingere i muri della loro camera di rosso, verde, blu e giallo con i colori a olio… Quella fu una grande giornata, alla fine della quale mi sedetti in cucina, accanto al pesce rosso, a guardare il panorama del Duomo, cercando di capire che cosa diavolo andasse storto con gli italiani.

Tess Key
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