domenica 11 luglio 2010

Piedi perfetti in cinque mosse


Estate, tempo di sandali. Non so quante di voi potranno vantare piedi statuari, certo è che per sfoggiare scarpe aperte, siano infradito gioiello o più spartane birkenstock, una pedicure a regola d'arte è d'obbligo. Per avere piedi impeccabili non è necessario rivolgersi ad un salone di lusso, basta trattare con cura e costanza le nostre estremità.

Pedicure casalinga in 5 mosse:                                                    
                                                                                                                                                                  
1. Per cominciare, bisogna passare una raspa inumidita con acqua ossigenata sui piedi puliti e asciutti ed eliminare così le parti ruvide intorno ai talloni, sotto alla pianta del piede e dove occorre.



 2. Far seguire un pediluvio, preferibilmente aggiungendo all'acqua una manciata di sali o qualche goccia di olio essenziale, scegliendo quello più adatto: lavanda e salvia risolvono i problemi legati alla sudorazione, il rosmarino rivitalizza i piedi stanchi e doloranti mentre il semplice sale grosso da cucina cura il gonfiore.

3. Asciughiamo con cura i piedi, per evitare la formazione di odiosi funghi, facciamo seguire un bel massaggio con una crema rinfrescante o nutriente.
4. Armate di forbicine, procediamo con il taglio delle unghie, che vanno lasciate dritte; il taglio ovale forse è più bello ma porta l'unghia a incarnarsi (se per caso avete un'unghia incarnata non provate con il fai da te, potrebbe rivelarsi disastroso, riivolgetevi invece ad un bravo podologo, così come per i calli). Un ultimo tocco con una lima di cartone per rifinire i bordi.

5. Passiamo allo smalto. Ormai out la la French manicure (e pedicure), è preferibile stendere il colore uniforme. Quale scegliere? Le anglosassoni osano colori fluo e unghie multicolor; il colore del momento sembra che sia il lilla, se volete osare, giallo e arancione stanno benissimo con l'abbronzatura, se siete timide sono attualissimi i naturali come il tortora e il beige.














giovedì 8 luglio 2010

Puella: per le fanciulle di tutte le età




Puella: quale nome più adatto per bijoux in grado di mandare in visibilio fanciulle di tutte le età? La linea Puella, creata da Barbara Barbantini, è nata quasi per caso. Barbara, emiliana di nascita ma savonese d'adozione, studiosa d'arte contemporanea ed esperta di fotografia, ha cominciato ad esporre le proprie creazioni per accompagnare le mostre delle sue Polaroid. Le materie prime, oggi come allora, sono materiali vintage, objects trouvés, tessuti, carte, fotografie ma anche metallo, ceramica e resine. 
Guardo con curiosità ciò che mi circonda - ci racconta Barbara - piccoli dettagli... la strada, un vecchio film, così come un disegno di mia figlia  possono creare l'ispirazione per una nuova collezione. Mi piace creare collezioni tematiche, che prendano spunto da una visione precisa: un riferimento letterario come nel caso di " La chambre des papillons" ispirata dal romanzo di Nobokov "Ada, cronaca famigliare" o dell'ultima nata, Alice nel Paese delle meraviglie, oppure progetti aperti come "Lost and found", oggetti modificati dal tempo e fatti rivivere attraverso un riuso creativo che diventano gioielli numerati, creati con resine, metalli, bijoux d'epoca e oggetti effimeri, per un poetico ed allusivo richiamo alla memoria.
Barbara non ha però dimenticato il suo primo amore, la fotografia; attualmente coniuga le sue due grandi passioni come curatrice del progetto "Self-Timer Mode", una serie in progress di cataloghi dei suoi gioielli realizzati da giovani fotografi specializzati in autoritratti.
Le creazioni Puella sono in vendita nel monomarca di Savona (via Pia 50 r), oppure presso lo showroom The Kitchen of Fashion di Torino; a breve il sito http://www.puella.it/ aprirà l'e-shop.






                        L'ormai "leggendaria" borsetta "reading is sexy"


mercoledì 7 luglio 2010

Valentino - la solitudine dei numeri uno


Quale occasione migliore per Torino Style di unire la passione per la moda e quella per il cinema e vedere per voi il DVD di "Valentino - the last emperor"? La pellicola segue l'ultimo periodo della carriera del grande couturier, in particolare la sfilata parigina del 2007 e la celebrazione romana per i 45 anni di carriera; tecnicamente si tratta di un documentario, girato in presa diretta sui luoghi di lavoro, ed ha il grande pregio di consentirci uno sguardo all'interno del mondo un po' magico ed un po' misterioso dell'alta moda.
Il film è realizzato dal cineasta americano Matt Tyrnauer (bravo ed equilibrato). La domanda ci sorge spontanea: un progetto come questo viene realizzato da un americano perché la lontananza culturale gli consente uno sguardo privo di pregiudizio o perché in Italia nessuno è in grado di farlo? Attendiamo con  curiosità qualche commento in merito.

Il film centra l'attenzione sul sodalizio fra Valentino e Giancarlo Giammetti, rispettivamente la geniale anima creativa e la brillante mente organizzativa che hanno dato una grande contributo alla creazione del mito del made in Italy, infondendo vita e vigore ad una delle principali fashion companies a livello mondiale.
Una riflessione importante che il film propone è quella sul legame fra finanza e moda, precisamente su come il mondo della moda si vada trasformando sempre più in un mercato, comprimendo parzialmente la libertà creativa degli stilisti. Se la domanda di fondo è "oggi per un giovane stilista sarebbe ancora possibile diventare Valentino?", ebbene la risposta, purtroppo, pare scritta negli indici di bilancio più che nelle matite dei designers.

Nelle prime sequenze Valentino dichiara di essere stato inizialmente ispirato dal cinema, dai meravigliosi costumi delle dive del silver screen, e a noi pare che di questa ispirazione abbia fatto tesoro per una vita che sembra davvero un film: dalle prime esperienze parigine, agli incontri fondamentali, alla costruzione di un successo mondiale partendo sostanzialmente da zero e attraversando con la stessa eleganza le diverse epoche dagli anni '60 in poi.
Il film non manca di momenti ironici o buffi, che a nostro avviso alleggeriscono un po' l'insieme e non scalfiscono di una virgola nè l'uomo nè il mito che ha saputo creare.

Le sarte fanno tutto a mano (come Giammetti orgogliosamente rivendica), le mannequin paiono davvero più "strumenti di lavoro" che bellissime donne da ammirare, lo stile di Matteo Marzotto è da manuale, ma purtroppo nessun libro può insegnare la sua innata eleganza. Alle sfilate presenziano miriadi di attori hollywoodiani, ma in questo film sono solo comparse!
Momenti da ricordare: la geniale inquadratura dei carlini messi in fila sul sedile dell'aereo all'inizio del film, la scena della consegna della Legion d'Onore con i ringraziamenti sinceramente commossi a Giammetti, la camera che coglie il cambio d'espressione delle modelle, da trafelato nel backstage ad altero sul catwalk; infine Valentino e Karl Lagerfeld, mentre ammirano i vestiti appesi all'Ara Pacis, sembrano due generali avversari che si incontrano dopo anni di battaglie e non hanno bisogno di parole per capirsi. 

L'atmosfera del film, uscito nel 2009, è un po' da fine di un'epoca e forse è proprio così, oggi si ama forse più la moda dell'eleganza e la trasgressione più della professionalità. 
Valentino, per quanto ammirato, non pare compreso fino in fondo quasi da nessuno, come se il suo inarrivabile talento lo rendesse in qualche modo straniero. E' forse parte del destino dei numeri uno scalare la montagna fino alla vetta e scoprire che non v'è posto per nessun altro?

domenica 4 luglio 2010

Delfina, un nome premonitore per una favola moderna


Delfina e Gloria, un oceano in mezzo e un giorno di primavera per caso; perchè a volte le favole si avverano...
Delfina è Delfina Marsaglia, una ragazza romana che nella vita si dedica alla grafica; fino a quando, un giorno, nel 1992, per passione, decide di creare un piccolo campionario di costumi da bagno.  
Gloria è Gloria Baume, una redattrice di "Vogue America"; un giorno di primavera, durante una vacanza romana, compra un bikini di Delfina, lo adora e le lascia un messaggio in segreteria telefonica.
Un batter d'occhio è il tempo in cui la prima collezione di Delfina Swimwear viene venduta nel gotha dello shopping USA: Bergford and Goodman, Saks Fifth Avenue e Barneys.
La favola è appena iniziata: l'azienda cresce rapidamente, mantenendo però l'impronta artigianale ed esclusiva che la caratterizza. Delfina non si limita ad "invadere" Europa e Stati Uniti ma allarga la distribuzione a paesi esotici e lontani: Giappone, Australia, Emirati Arabi. Apprezzata dalla stampa internazionale, i suoi capi sono stati fotografati varie volte per "Vogue USA", "Elle", "Marie Claire", "GQ" e "Glamour" fino a conquistare, di recente, ben due copertine del prestigiosissimo "Sport Illustrated Swimwear Issue", bibbia statunitense del costume da bagno.
Nel corso degli anni, la collezione dei costumi da bagno si è arricchita di accessori e abbigliamento mare, a cui viene garantita la stessa cura che da sempre ha caratterizzato la creazione dei costumi. I tessuti sono scelti uno ad uno e i ricami sono ancora realizzati a mano nel sud Italia dall'ultima generazione ancora cresciuta nel culto di quest'arte antica.
Oggi Delfina disegna e produce non solo il brand ufficiale Delfina Swimwear ma anche la linea mare di Tory Burch e di Calypso St Barth. 





Delfina Store: via dei Banchi Nuovi 40, Roma
               

giovedì 1 luglio 2010

L'ineguagliabile stile della stilografica


Nel moderno mondo dei digitatori, gli amanuensi sono ormai in via d'estizione, quale sarà il destino della cara vecchia penna?  Sentendoci chiamati in causa, con il cognome che portiamo, abbiamo chiesto lumi a Davide Venturello di Musso Stilografiche, una mecca per tutti i torinesi amanti del pennino.
La "stilo" non è più diffusa come un tempo. Chi non ricorda i tanti pennini spezzati in prima elementare o l'astuccio con la stilografica, classico regalo per la Prima Comunione? I bambini del XXI secolo usano le roller e l'i-pod, e le stilografiche restano appannaggio di pochi appassionati del bello scrivere e dei collezionisti, molti dei quali peraltro vivono in Piemonte.
Davide ci ha spiegato che oggi, nell'era della tecnologia, la penna è passata dall'essere indispensabile strumento di scrittura ad accessorio e, come tale, si è sempre più orientati alla ricerca del bello, dell'oggetto particolare in grado di stupire e di scatenare la cupidigia dei collezionisti.
Adesso più che mai una bella penna è uno status symbol, ed è utilizzata da elegantoni e dandy come uno strumento in più per distinguersi ed uscire dalla massa.
Proprio per questo molti utilizzatori di stilografiche scelgono, invece dei classici blu e nero, inchiostri dai colori inconsueti, per lasciare il segno con una firma o un appunto. Il top sono gli inchiostri Diamine, una storica ditta inglese che produce un'infinità varietà di sfumature in tutti i colori dell'arcobaleno.
Alcune volte l'elevato costo di una penna non viene compreso dal consumatore, in realtà i prezzi alti sono dovuti alla lavorazione artigianale, alla cura che viene data al singolo pezzo, all'assistenza post vendita.

Abbiamo chiesto a Davide qualche indicazione per scegliere una bella stilografica:
Generalmente tutte le case hanno dei modelli che garantiscono un ottimo rapporto qualità/prezzo, qualsiasi modello della Dupont, Waterman, Parker, Cross, Montblanc, Faber Castell, Delta e Visconti garantisce un tratto elegante e un oggetto di pregio.

                                                        Moka di Mazzuoli



                                                                   Serenitè di Waterman


                                                                      Divina di Visconti


Penne come la Moka di Mazzuoli, la Serenitè della Waterman, la Divina della Visconti si contraddistinguono per il design originale, ma le migliori di sempre per me sono la Montblanc Meisterstuck, la Montegrappa Symphony, la Musso 75°anniversario Omas, la

 Montblanc, Meisterstuck



  Montegrappa, Symphony





           Musso, 75° anniversario by Omas  




           



 Waterman,  Man100






  Delta, Dolcevita




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