Domani è il giorno ufficiale dell'inizio delle decorazioni di Natale a meno che non facciate parte degli entusiasti che addobbano l'albero quando ancora cadono le foglie dagli alberi o i ritardatari (ehm...) che corrono ai ripari la sera del 23 dicembre.
Se i nordici sono i campioni del mondo in decorazioni natalizie, noi italiani siamo la maglia nera dell'addobbo e troppo spesso di vedono decorazioni al limite del grottesco più degne di Halloween piuttosto che di Gesù bambino: alberi multicolor e very trash, babbi natale impiccati ai balconi e presepi di plastica cheap. Prendiamo dunque qualche idea elegante e a basso costo dai nostri amici vichinghi.
Appostatevi lungo i viali durante le potature stagionali e conquistatevi un bel ramo, qualche addobbo monocolore e il gioco è fatto!
Amate follemente gli alberi di Natale ma non avete lo spazio per averne uno come si deve? Puntate su un albero 2D, di sicuro effetto e senza nulla da invidiare a un albero tradizionale!
Coprire le "radici" metalliche degli alberi finti è un problema che si ripresenta tutti gli anni. Un sacchetto di carta è una soluzione economica e chic a cui non avevo ancora pensato. Grazie Pinterest per la dritta!
In caso di mancanza di spazio si può sempre puntare sulla decorazione delle finestre. Qualche ghirlanda e allieteremo le passeggiate di chi (come me) ama camminare con il naso all'insù per curiosare le case illuminate.
Un secchio, qualche ramo e due lucine ed è subito albero!
Per i tradizionalisti come me non può mancare il presepio (anche se piccolo). Essendo una frana a modellare monti e ruscelli ho optato per una natività minimal realizzata da un mio prozio; nel corso degli anni qualcuno ha rapito Gesù bambino sostituito con una statuetta della tradizione spagnola: per una natività multietnica.
Ormai lo sapete, ogni sei mesi vengo periodicamente travolta da qualche decor monomania; l'ultima - lo ammetto - è pure di dubbio gusto, ma sono stata conquistata dai falsi trofei di caccia che si vedono tanto su Pinterest. Magari non lo appenderei in salotto, d'accordo, ma nella stanza di un bambino, in un corridoio o in cucina, una bella testa d'alce potrebbe sempre fare la sua porca figura e quando vi stuferete (perché temo sia solo una questione di tempo) si possono sempre usare le corna per appendere cappotti e cappelli.
Io ci faccio un pensierino! Voi cosa ne dite, troppo trash?
pics via Pinterest
Questo piatto di Fornasetti è la bomboniera di nozze dei nostri genitori.
Secondo voi, con queste premesse, potevamo resistere al richiamo della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli per l'incontro con Antonio Mancinelli, agguerrito e affezionato collezionista ? Naturalmente no.
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Piero Fornasetti
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E' impossibile restare indifferenti a Fornasetti, o lo si adora o non lo si sopporta, e noi lo amiamo: sarà il dna, sarà il fascino enigmatico dei volti e delle figure riprodotti serialmente ma ogni volta diversi, sarà il suo mondo onirico ma precisissimo nei dettagli, fatto sta che ci contendiamo gli oggetti fornasettiani acquistati da nostra madre negli anni Sessanta, forse il periodo di maggiore successo per Fornasetti.
Fornasetti, ci ha raccontato Antonio Mancinelli, era un uomo fuori dagli schemi, non volle mai essere definito "designer" né etichettato in qualsiasi altro modo. A lui interessava creare oggetti belli, convinto che se un oggetto è bello, lo resta anche se riprodotto in molteplici esemplari. L'esempio più evidente è il volto (di Lina Cavalieri, ritagliato da un giornale, come Fornasetti confesserà malvolentieri) rielaborato in oltre 450 varianti, sempre ugualmente affascinante.
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| Lina Cavalieri |
Inoltre credeva nell'artigianalità della creazione, tanto da mettere al lavoro, se occorreva, anche moglie e figlio. Non volle mai produrre industrialmente i suoi oggetti perché voleva avere sempre sotto controllo ogni momento della produzione, per poter intervenire al momento giusto ed eventualmente rimediare a qualche errore delle fasi di lavorazione.

Il disegno è fondamentale in qualsiasi oggetto firmato Fornasetti: apprezzava particolarmente Piero della Francesca, la cui prospettiva è così perfetta da diventare trompe l'oeil, e non si possono non notare rimandi alla nitidezza dell'architettura Palladiana e alla descrizione visiva dell'architettura di Piranesi fino alle influenze della pittura del Novento, surrealismo e simbolismo in primis. E Fornasetti, con la sua sfrenata immaginazione, riesce a fondere tutto questo con elementi della vita quotidiana creando effetti unici, in ogni suo oggetto sempre contraddistinto dal contrasto tra le forme razionali, estremamente lineari e la decorazione ricca e esuberante.

Il bello di collezionare Fornasetti è la varietà della sua produzione: ci si può dedicare a un tema, a una tipologia oppure accaparrarsi tutto, dai piatti, ai posacenere, ai portaombrelli fino ai mobili. Piero Fornasetti è morto nel 1988, i suoi pezzi sono capolavori di modernariato ma la produzione Fornasetti, con oggetti di provato successo e altri rinnovati dal figlio Barnaba.
E' passato quasi un anno da quando queste simpatiche presine hanno catturato la nostra attenzione tra i banchi di San Salvario Emporium, mostra mercato di design che si tiene periodicamente a Torino in piazza Madama Cristina e dintorni. Chi resterebbe indifferente dinnanzi a un pesce appendi mollette da bucato o a una parure di bijoux in stoffa ispirate agli origami?
Noi no di certo, infatti il manifesto Miju Handmade dichiara i propri manufatti come "creati per stupire", ed è così: curiosando tra gli oggetti Miju Handmade viene subito voglia di scoprirne altri e altri ancora.
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| pesciolini alla lavanda |
Eccoci qui, dunque, a scoprire qualcosa in più sulla creatrice di Miju Handmade: mi chiamo Stefania e vivo nella campagna mantovana. Sono sposata, ho un cane di pezza che amo follemente e adoro la Spagna, si presenta Stefania. Fin da piccola giocavo con mia sorella tra i tessuti che mia nonna e mia madre, entrambe magliaie, utilizzavano tutti i giorni per lavoro e mi sono innamorata di questo morbido mondo fatto di colori e creatività. Era meraviglioso vedere quanto studio ci metteva mia madre nella realizzazione di un maglione con le trecce, per esempio, i calcoli da fare per utilizzare gli aghi giusti al momento giusto e poi la miriade di pizzi, bottoni e perline che potevi sbizzarrirti ad utilizzare!
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| i "ferri" del mestiere" |
La scuola d'arte poi mi ha insegnato a trasmettere la mia creatività nelle cose di tutti i giorni - prosegue Stefania. Miju nasce circa tre anni fa, l'idea è sempre stata quella di creare oggetti di uso comune che potessero stupire chi li osserva. Devono rispettare un alto standard qualitativo ma anche far sorridere chi li utilizza, è questa la magia.
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| BIRD il portachiavi uccellino |
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| Bau, il guanto forno |
Ogni creazione diventa tale solo dopo essere passata da un progetto a una prova finale. Molto spesso prendo spunto dai numerosi viaggi che amo fare da sempre, mi piace acquistare tessuti in giro per il mondo, entrare nei negozi e respirare cose nuove. Realizzo tutto da me, anche i bottoni, non li acquisto ma li realizzo a mano, in legno e poi li rivesto di tessuto.
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Dite la verità, avete mai visto una custodia per e-book più bella di questa? |
Mi piace il sapore che trasmettono le cose imperfette, non industriali, mi raccontano una storia e mi piace pensare di trasmetterla a chi acquista una mia creazione. Ogni giorno è un giorno buono per creare, l'ispirazione può arrivare in qualsiasi momento.
Siate creativi, sempre!
Per scoprire dove acquistare i prodotti Miju Handmade puoi seguire la pagina Facebook, Pinterest o Instagram.
pics courtesy Miju Handmade
Periodicamente vengo colta dal sacro fuoco dell' home decor e ho la forte tentazione di svuotare tutto e ri-arredare da zero la casa. Sfortunatamente non ho lo spazio nè i fondi per un intervento radicale così mi limito a sognare ad occhi aperti mille case da arredare su Pinterest.
Naturalmente sono vintage anche nell'arredamento, la tendenza shabby chic o il white minimal non fanno per me, mentre i mobili dei nonni (o dei bis-nonni) sono molto più affascinanti e ricchi di storie da raccontare, e pazienza se sono ingombranti o poco funzionali.
Mi piacciono le case vissute, le cucine retrò e un po' disordinate, i corridoi larghi dove si creano angoletti per leggere in pace. Amo i bagni con le vasche con i piedini, per restare a mollo nelle sere d'inverno o negli afosi pomeriggi estivi, e le camere da letto con mille cuscini, i lampadari enormi, le sedie scompagnate, i ritratti di antenati accigliati alle pareti.
Odio gli open space (lasciatemi la mia cucina!), le case perfette, troppo pulite, che sembrano uscite da una rivista d'arredamento, le donne che costringono il proprio uomo ad abitare in una casa da femmina (come può sentirsi a casa in mezzo a tanto merletti?), le piastrelle in salotto.
Com'è la vostra casa ideale?
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