Visualizzazione post con etichetta musei. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta musei. Mostra tutti i post

lunedì 8 settembre 2014

Abiti da sposa molto speciali



Durante la mia permanenza a Londra, da topo di museo quale sono, ho passato un'intera giornata al Victoria&Albert Museum, in buona parte dedicata alla sezione 'textile and fashion'. Qui è allestita una mostra temporanea dedicata agli abiti da sposa, "Wedding Dresses 1775-2014", molto interessante sia dal punto di vista dell'evoluzione della moda sia dal punto di vista della considerazione sociale e del significato dell'abito.

Un abito di corte settecentesco (1775-80) indossato anche come abito di nozze.

Fino a tempi relativamente recenti, l'abito da sposa non era un unicum come oggi ma un abito da indossare più volte, anche per molti anni, e nel caso delle persone meno abbienti non era neanche fatto per l'occasione ma semplicemente il vestito migliore del guardaroba. Anche per questo, raramente gli abiti da sposa erano bianchi, una moda lanciata dalla regina Vittoria e poi affermatasi solidamente solo nel Novecento.

Un abito del 1841 in cotone bianco con motivi decorativi all'ultima moda. 
Il vestito venne indossato ripetutamente, come dimostrano diverse modifiche aggiuntesi nel corso del tempo


.

Fino agli inizi del Novecento, l'abito da sposa seguiva la moda del momento ma senza troppi slanci di fantasia. Era ancora in uso l'abitudine di indossare l'abito per anni, perciò il modello non poteva essere troppo bizzarro. Già dalla seconda metà dell'Ottocento, in Inghilterra, molte spose acquistavano l'abito da sposa nei grandi magazzini, che offrivano una buona scelta di modelli. La lavorazione a macchina e in serie permetteva di produrre abiti di qualità a prezzi inferiori delle sartorie



Due abiti provenienti da grandi magazzini londinesi, con ricami e pizzi realizzati a macchina. Quello viola è del 1899, quello bianco è datato 1902; entrambi sono abiti relativamente semplici, molto diversi dall'abito da sposa come lo intendiamo oggi.



La Belle Epoque segna un forte cambiamento nello stile di vita e di conseguenza anche nell'abito da sposa. Qui sotto ne vediamo uno del 1914, rigorosamente bianco, perfettamente aderente alla moda contemporanea, con un lungo strascico. E' in questo periodo che i giornali incominciano a dedicare spazio ai matrimoni importanti, con articoli e foto dedicati specificamente alla toilette della sposa che contribuivano ad accrescere la curiosità sull'abito e farne un mito.



Dopo la prima Guerra Mondiale la modernità avanza a grandi passi e c'è chi è anticonformista e preferisce sposarsi in rosso, come Helen Monica Maurice che nel 1938 sceglie un abito da giorno in seta rossa trasparente con sottoveste in seta artificiale e cintura a contrasto.


Tra gli anni Venti e i Settanta non è infrequente sposarsi in corto; qui sotto vediamo lo schizzo di Wendy Ramshaw per il suo abito da sposa, bianco con profili verdi, e per quello delle damigelle, un modello molto simile ma in verde (1962).


 
Gli anni Settanta sono il momento dell'anticonformismo per eccellenza. Che sia l'abito bianco e lungo o qualcosa di meno convenzionale, il vestito da sposa è disegnato per essere unico, originale, per valorizzare la sposa e per stupire gli invitati. Qui vediamo il soprabito indossato da Bellville Sasson, dipinto a mano con motivi di ispirazione indiana, ma c'è chi sceglie di sposarsi in sari, chi in un lungo cappotto bordato di pelliccia, chi sceglie vestitino e stivali mod e chi l'abito bianco e lungo ma decisamente hippie.



La seconda sezione della mostra è dedicata agli abiti da sposa dagli anni Ottanta ad oggi prestati da personaggi famosi, molto divertente e anche abbastanza illuminante sul carattere e lo stile delle gentili prestatrici.
Vediamo chiaramente che negli ultimi trent'anni l'abito da sposa diventa un capo 'signature', deve essere unico, speciale, rispecchiare il gusto di chi lo indossa, e per affermare la propria personalità e il proprio gusto ogni eccesso è permesso.



Iniziamo con la sobrietà della Duchessa di Cornovaglia, meglio nota come Camilla, che per la cerimonia di nozze con il principe Carlo indossava un soprabito lungo e lineare ma pur sempre dipinto a mano e ricamato in oro.




Di tutt'altro stile l'abito qui sopra, di Ian Stuart (2011), che non a caso si chiama "flower bomb". Ricchissimo e sexy sia nelle forme che nei tessuti (raso, taffetà, tulle, organza e ricami metallici, per non farsi mancare niente), sembra più un abito da red carpet che da matrimonio.



Questo invece è l'abito "Rapunzel" di Jenny Packham, in chiffon e Swarovski. Disegnato nel 2014 per festeggiare i 25 anni del marchio è andato subito sold out.
E per chiudere in bellezza, un vestito fuori dagli schemi per una donna fuori dagli schemi, Dita von Teese, che indossò questo splendido abito in seta viola cangiante, disegnato per lei da Vivienne Westwood, in occasione delle nozze con Marilyn Manson nel 2005. L'improbile matrimonio è naufragato da tempo ma il vestito è ancora qui per noi e mantiene un'innegabile fascino.


 
Se volete saperne di più, potete consultare il sito del V&A, potete acquistare il catalogo nella sezione books oppure potete andare a Londra e visitare la mostra di persona, c'è tempo fino al 15 marzo 2015!

venerdì 20 giugno 2014

L'incanto delle donne del mare - Fosco Maraini


Un tuffo nel mondo incantato di Fosco Maraini - viaggiatore, antropologo, fotografo, alpinista e scrittore appassionato di mondo orientale e di culture antiche - affascinato dai popoli del sol levante, riuscì a cogliere l'essenza di culture  antichissime un attimo prima che si dissolvessero per sempre. 



A dieci anni dalla scomparsa, il MAO (Museo d'arte orientale di Torino) gli dedica la mostra fotografica "L'incanto delle donne del mare. Fosco Maraini", una trentina di scatti dedicati agli Ama, antico popolo giapponese che viveva in piccoli villaggi  sulle rive del mare dedicandosi alla pesca degli awabi (un mega mollusco di cui sono ghiotti i giapponesi). La pesca degli awabi si svolge nei mesi estivi ed era la principale fonte di reddito degli Ama, tanto che nel resto dell'anno non lavoravano (beati loro! n.d.r.); il compito era riservato alle donne che, ancora nel 1954 (anno della ricerca etnografica di Maraini), si tuffavano in apnea fino a venti metri vestite solo del coltello necessario per staccare il mollusco dagli scogli.





Dopo alcuni tentativi, Maraini trovò un arcipelago dove la pesca degli awabi non fosse ancora contaminata dalla modernità e visse per due mesi immerso nella cultura di questi pescatori ancora legati alle antiche tradizioni. Per seguire le pescatrici nelle loro profonde apnee, si servì di una macchina fotografica Laica e di una cinepresa impermeabilizzate alla meglio con scafandri auto-prodotti.
Il risultato è il primo documentario etnografico sottomarino della storia - i meravigliosi scatti esposti al MAO - e un libro del 1960, Fosco Maraini " L'isola delle pescatrici", inutile dire che ci è già venuta voglia di leggerlo! 


Le giovani erano spesso bellissime; i loro corpi gentili e forti scivolavano nell'acqua con la naturalezza d'un essere che si trova nel proprio elemento. Ma le  anziane, in genere molto meno avvenenti, con le tracce di numerose maternità nel petto, nel ventre o nei fianchi, riempivano di meraviglia e ammirazione per la loro bravura. Le giovani erano spesso irruenti, talvolta giocavano tra loro sprecando energie preziose, ogni tanto facevano dei movimenti bruschi; ma le anziane, con anni di esperienza divenuta istinto e seconda natura, riuscivano a spostarsi rimanendo quasi immobili, consumando la propria riserva d'aria con grande giudizio; esse lavoravano soprattutto cogli occhi, coll'intelligenza planando leggere tra le rocce e le alghe, dirigendosi senza errori verso i nascondigli preferiti dagli awabi. 
Fosco Maraini



L'incanto delle donne del mare. Fosco Maraini
Fotografie. Giappone 1954

dal 20 giugno al 21 settembre 2014

MAO Museo d'arte orientale
via San Domenico 11, Torino


sabato 17 settembre 2011

Moda in Italia, 150 anni di eleganza. L'inaugurazione

Franca Sozzani, Gabriella Pescucci e Dino Trappetti
Moda in Italia. 150 anni di eleganza: le manifestazioni per celebrare i 150 anni di unità italiana non hanno trascurato la moda, uno degli elementi forti di identità della penisola, soprattutto dopo l'ultimo dopoguerra. La mostra, allestita alla Reggia di Venaria fino all'8 gennaio 2012, si propone non solo come una panoramica di storia della moda ma anche come specchio dell'evoluzione della donna e del suo ruolo nella società e l'allestimento a specchi, volutamente, permette al visitatore di entrare nell'esposizione e rappresentarsi nella moda di oggi.

Abito da sera di velluto nero della Contessa di Castiglione
Quasi 200 gli abiti esposti a rappresentare la storia d'Italia dal 1861 ad oggi, scelti con fatica - come ha dichiarato Gabriella Pescucci, costumista di fama, curatrice della sezione 1861-1970 - tra abiti di scena, abiti autentici appartenuti a personaggi storici, molti provenienti dalla Fondazione Tirelli Trappetti di Roma, altri prestati da collezioni private, musei, archivi degli ateliers storici della moda italiana.

L'abito da ballo di Angelica nel Gattopardo

Il percorso si apre con tre abiti simbolo: un abito da sera di velluto nero appartenuto alla Contessa di Castiglione, l'abito da ballo bianco indossato da Claudia Cardinale nel Gattopardo, il completo da viaggio di Alida Valli in Senso.

Abito da viaggio composto da vestito e mantella indossato da Alida Valli in Senso

Si prosegue in ordine cronologico, ogni sala dedicata ad un decennio, e insieme agli abiti, immagini e musica dell'epoca e i profumi creati appositamente da Laura Tonatto di cui abbiamo parlato QUI) contribuiscono ad immergerci nell'atmosfera dell'epoca.

 Abito da cerimonia (bianco) e abito da passeggio (blu)

Vediamo nell'Ottocento le vite strette e le crinoline, legate ad un'ideale di bellezza poco pratica, lasciare il posto ad una moda più borghese, orli più corti e forme più sottili, con le tournures che focalizzano l'attenzione sulla parte posteriore dell'abito mentre, grazie a nuovi processi industriali, è possibile ampliare la scelta dei colori dei tessuti e la varietà delle passamanerie.



La Belle Epoque segna un'altro passo verso  la semplificazione delle forme e dei colori: il bianco per il giorno degli abiti lineari, che permettono alle donne muoversi più liberamente e di praticare sport, e il nero per la sera, con jais e paillettes che brillano alla luce delle lampadine elettriche.
Ma sono gli anni della Prima Guerra Mondiale che portano ad un vero cambiamento nelle forme, più pratiche, e nei tessuti, più poveri, seguito negli anni Venti da una vera rivoluzione: i capelli e gli orli si accorciano, i busti spariscono, le forme diventano essenziali, definite dalle decorazioni ricche e colorate.


Negli anni Trenta l'America fa la sua prepotente comparsa nel mondo della moda e del cinema, si guarda allo stile delle dive e si creano abiti per donne dal fisico importante. Intanto la nascita della viscosa e del rayon (tra l'altro prodotti proprio a Venaria) permette a tutti di ampliare il proprio guardaroba.

 Abito di Elsa Schiaparelli ispirato al cartone animato di Walt Disney "Biancaneve", 
la cintura è realizzata con un paio di guanti da sera intrecciati

Ma è solo dalla fine degli anni Quaranta, in coincidenza con la nascita della Repubblica, che nasce una vera moda italiana. Fino ad allora infatti il punto di riferimento era sempre stato Parigi e i tentativi, soprattutto in epoca fascista, di affermare una moda italiana non erano stati convincenti.

Il celebre "pretino" realizzato dalle Sorelle Fontana per Ava Gardner
E' in questi anni che vengono organizzate le prime sfilate (a Firenze, poi a Roma e più tardi a Milano) e che si affermano nel mondo gli atéliers di moda italiani, come le Sorelle Fontana, Biki, Gattinoni, Schubert. Dal punto di vista stilistico però c'è un ritorno alle forme idealizzate del passato, con il New Look di Dior che viene ripreso largamente anche in Italia.


Negli anni Sessanta si afferma la cultura giovanile e nasce la moda "per giovani" che scardina il dualismo bambina/donna; gli stilisti cercano forme nuove collaborando con gli artisti del momento e sperimentando materiali e lavorazioni innovativi.

Abito in plastica di Alighiero Boetti

Ed è così che nasce la moda come la intendiamo oggi e che si apre la seconda sezione della mostra, dedicata alla moda italiana dagli anni Settanta ad oggi, curata da Franca Sozzani, direttrice di Vogue Italia.

Abito di Roberto Capucci
Sono gli anni in cui si affermano i grandi stilisti, in cui il made in Italy diventa garanzia di stile, di creatività, di qualità e lo dimostrano gli abiti scelti come emblema della moda italiana: il rosso di Valentino, l'estrosità di Versace, il rigore di Armani, il valore artistico di Capucci che ci introducono nella sala dell'antico Teatro delle Commedie della Reggia, allestita come una sfilata, dove manichini curatissimi, rivestiti con abiti simbolo degli ultimi vent'anni di moda italiana animano la passerella e le gradinate. Un colpo d'occhio grandioso da studiare in ogni dettaglio, che ci mostra attraverso gli abiti vent'anni di vita italiana.


Moda in Italia. 150 anni di eleganza
Reggia di Venaria (Torino), dal 17 settembre 2011 all'8 gennaio 2012
Direzione artistica di Gabriella Pescucci e Franca Sozzani, con la collaborazione di Dino Trappetti. Sezione olfattiva di Laura Tonatto
Biglietto d'ingresso € 12

Per la nostra photogallery clicca QUI

Moda in Italia - 150 anni di eleganza. Photogallery

Vista dei giardini della Reggia di Venaria Reale

Moda in Italia. 150 anni di eleganza
Reggia di Venaria (Torino), dal 17 settembre 2011 all'8 gennaio 2012
Direzione artistica di Gabriella Pescucci e Franca Sozzani, con la collaborazione di Dino Trappetti. Sezione olfattiva di Laura Tonatto
Biglietto d'ingresso € 12

Leggi QUI il post completo sulla mostra!

Dettaglio dell'abito indossato da Claudia Cardinale nel "Gattopardo"
Abiti ottocenteschi

Abito da cerimonia indossato dalla Regina Elena
Dettagli dell' abito della Regina Elena

 Abiti da giorno di fine Ottocento


 
Abiti dei primi anni del Novecento, il primo è un abito da sera di fattura italiana

 Abito Futurista

Abiti anni Venti
 Abiti anni Trenta

Abiti anni Cinquanta e Sessanta
 Abito da sera di Valentino

"sfilata" di abiti-icona dagli anni Settanta ad oggi
 
 
 




Questo blog è copyright di Torino Style. Testi e fotografie, se non diversamente indicato, sono copyright degli autori o dei contributors.
Nessuna parte di questo sito, dei post e delle immagini può essere utilizzata o riprodotta senza consenso esplicito e comunque sempre citandone sempre la fonte.