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mercoledì 24 settembre 2014

Negozi che ci piacciono: Walter Dang



La settimana scorsa sono stata invitata, insieme a un folto gruppo di personal shopper e wedding planner, a un evento da Walter Dang, stilista di origini franco-ispano-vietnamite based in Torino.





Se siete di Torino magari non lo conoscerete, ma sicuramente avrete notato i suoi abiti scultorei affacciarsi dalle vetrine dell'atelier di corso Vittorio Emanuele. Nel corso della serata abbiamo visitato i luoghi dove nascono i vestiti pret - à - couture di Walter Dang, curiosando tra il tavolo da taglio e le macchine da cucine (poche, perchè molti dettagli vengono ancora cuciti a mano), abbiamo scoperto la collezione A/I 2014-15, ispirata a tutto ciò che circonda il mondo del caffè: dalle donne brasiliane delle piantagioni con sigaro e cravatta agli abiti di stile nordico perchè è proprio in nord Europa che viene bevuta la maggiore quantità di caffè.




Dal tavolo di lavoro vero e proprio siamo poi passate alla sala riservata alle spose. 
Qui non si possono vedere e provare abiti già confezionati perchè Walter crea per ognuna delle sue clienti/spose un pezzo unico che metta in evidenza i punti di forza del fisico e nasconda i difetti. Un abito creato per la persona e sulla persona, di quelli che una volta indossati ci si dimentica di avere addosso per godere al 100% del momento speciale.







Rispettare l'individualità e lo stile di ogni cliente è il punto di partenza di Walter, per questo ama conoscere personalmente ogni sposa, chiacchierarci e farsi raccontare quello che ama indossare. Idee e desideri prenderanno poi forma in tre bozzetti tra cui la sposa potrà scegliere il punto di partenza del proprio vestito. A questo segue poi un modello in telina e la realizzazione dell'abito vero e proprio. 
Su questo abito non metto mai l'etichetta - racconta Walter -non sarebbe giusto, perchè è l'abito della sposa, quello che ne rappresenta il carattere e il modo di essere. Unico contrassegno un punto rosso che nella cultura vietnamita è un augurio di fortuna. 


Walter Dang e il suo staff impegnati in una fashion performance: 
nel tempo di un aperitivo l'abito da sposa ha preso forma sotto ai nostri occhi.

Walter Dang
corso Vittorio Emanuele II, 52/A
Torino

pics courtesy Walter Dang

lunedì 8 settembre 2014

Abiti da sposa molto speciali



Durante la mia permanenza a Londra, da topo di museo quale sono, ho passato un'intera giornata al Victoria&Albert Museum, in buona parte dedicata alla sezione 'textile and fashion'. Qui è allestita una mostra temporanea dedicata agli abiti da sposa, "Wedding Dresses 1775-2014", molto interessante sia dal punto di vista dell'evoluzione della moda sia dal punto di vista della considerazione sociale e del significato dell'abito.

Un abito di corte settecentesco (1775-80) indossato anche come abito di nozze.

Fino a tempi relativamente recenti, l'abito da sposa non era un unicum come oggi ma un abito da indossare più volte, anche per molti anni, e nel caso delle persone meno abbienti non era neanche fatto per l'occasione ma semplicemente il vestito migliore del guardaroba. Anche per questo, raramente gli abiti da sposa erano bianchi, una moda lanciata dalla regina Vittoria e poi affermatasi solidamente solo nel Novecento.

Un abito del 1841 in cotone bianco con motivi decorativi all'ultima moda. 
Il vestito venne indossato ripetutamente, come dimostrano diverse modifiche aggiuntesi nel corso del tempo


.

Fino agli inizi del Novecento, l'abito da sposa seguiva la moda del momento ma senza troppi slanci di fantasia. Era ancora in uso l'abitudine di indossare l'abito per anni, perciò il modello non poteva essere troppo bizzarro. Già dalla seconda metà dell'Ottocento, in Inghilterra, molte spose acquistavano l'abito da sposa nei grandi magazzini, che offrivano una buona scelta di modelli. La lavorazione a macchina e in serie permetteva di produrre abiti di qualità a prezzi inferiori delle sartorie



Due abiti provenienti da grandi magazzini londinesi, con ricami e pizzi realizzati a macchina. Quello viola è del 1899, quello bianco è datato 1902; entrambi sono abiti relativamente semplici, molto diversi dall'abito da sposa come lo intendiamo oggi.



La Belle Epoque segna un forte cambiamento nello stile di vita e di conseguenza anche nell'abito da sposa. Qui sotto ne vediamo uno del 1914, rigorosamente bianco, perfettamente aderente alla moda contemporanea, con un lungo strascico. E' in questo periodo che i giornali incominciano a dedicare spazio ai matrimoni importanti, con articoli e foto dedicati specificamente alla toilette della sposa che contribuivano ad accrescere la curiosità sull'abito e farne un mito.



Dopo la prima Guerra Mondiale la modernità avanza a grandi passi e c'è chi è anticonformista e preferisce sposarsi in rosso, come Helen Monica Maurice che nel 1938 sceglie un abito da giorno in seta rossa trasparente con sottoveste in seta artificiale e cintura a contrasto.


Tra gli anni Venti e i Settanta non è infrequente sposarsi in corto; qui sotto vediamo lo schizzo di Wendy Ramshaw per il suo abito da sposa, bianco con profili verdi, e per quello delle damigelle, un modello molto simile ma in verde (1962).


 
Gli anni Settanta sono il momento dell'anticonformismo per eccellenza. Che sia l'abito bianco e lungo o qualcosa di meno convenzionale, il vestito da sposa è disegnato per essere unico, originale, per valorizzare la sposa e per stupire gli invitati. Qui vediamo il soprabito indossato da Bellville Sasson, dipinto a mano con motivi di ispirazione indiana, ma c'è chi sceglie di sposarsi in sari, chi in un lungo cappotto bordato di pelliccia, chi sceglie vestitino e stivali mod e chi l'abito bianco e lungo ma decisamente hippie.



La seconda sezione della mostra è dedicata agli abiti da sposa dagli anni Ottanta ad oggi prestati da personaggi famosi, molto divertente e anche abbastanza illuminante sul carattere e lo stile delle gentili prestatrici.
Vediamo chiaramente che negli ultimi trent'anni l'abito da sposa diventa un capo 'signature', deve essere unico, speciale, rispecchiare il gusto di chi lo indossa, e per affermare la propria personalità e il proprio gusto ogni eccesso è permesso.



Iniziamo con la sobrietà della Duchessa di Cornovaglia, meglio nota come Camilla, che per la cerimonia di nozze con il principe Carlo indossava un soprabito lungo e lineare ma pur sempre dipinto a mano e ricamato in oro.




Di tutt'altro stile l'abito qui sopra, di Ian Stuart (2011), che non a caso si chiama "flower bomb". Ricchissimo e sexy sia nelle forme che nei tessuti (raso, taffetà, tulle, organza e ricami metallici, per non farsi mancare niente), sembra più un abito da red carpet che da matrimonio.



Questo invece è l'abito "Rapunzel" di Jenny Packham, in chiffon e Swarovski. Disegnato nel 2014 per festeggiare i 25 anni del marchio è andato subito sold out.
E per chiudere in bellezza, un vestito fuori dagli schemi per una donna fuori dagli schemi, Dita von Teese, che indossò questo splendido abito in seta viola cangiante, disegnato per lei da Vivienne Westwood, in occasione delle nozze con Marilyn Manson nel 2005. L'improbile matrimonio è naufragato da tempo ma il vestito è ancora qui per noi e mantiene un'innegabile fascino.


 
Se volete saperne di più, potete consultare il sito del V&A, potete acquistare il catalogo nella sezione books oppure potete andare a Londra e visitare la mostra di persona, c'è tempo fino al 15 marzo 2015!

domenica 31 gennaio 2010

Linee semplici per sposarsi con stile (e senza far sanguinare il portafoglio)


E' profumo di fiori d'arancio quello si sente nell'aria? Se la risposta è sì è probabile che siate una delle raggianti spose del 2010.
Max Mara ha presentato venerdì 29, nel negozio di via Roma a Torino, la collezione sposa 2010: noi eravamo lì, pronte a darvi un'anteprima sulle proposte di quest'anno.
Per l'occasione il negozio è stato allestito in stile nuziale: eliminati per un giorno gli abiti "in borghese", ci si trovava circondate da manichini e stander con oltre 40 modelli diversi di abiti, per non parlare degli accessori come guanti, scarpe, gioielli, creati appositamente per essere abbinati agli abiti secondo il proprio gusto.
Non aspettatevi pizzi e ricami: la collezione 2010 si contraddistingue per le linee eleganti e scivolate, per lo più senza spalline ma con la possibilità di scegliere tra scialli di mohair, coprispalle in tulle trasparente e bolerini di pelliccia o dello stesso tessuto dell'abito. Oltre ai tradizionali abiti bianchi lunghi si possono scegliere anche abiti in tinte pastello, al ginocchio, e un tailleur pantalone per chi non vuole cedere alla gonna neanche nel giorno del "si".
Come sempre Max Mara si contraddistingue  per un'ottimo rapporto qualità prezzo: gli abiti partono da 600 euro fino a un massimo di 1.500. Contrariamente agli ateliers specializzati, non sono previste modifiche sostanziali ai vari modelli ma sono possibili piccoli adattamenti alla figura di ciascuna.


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