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giovedì 22 settembre 2016

Atlante degli abiti smessi - la recensione


Atlante degli abiti smessi, un titolo intrigante per un romanzo lieve, delicato, in cui il racconto delle vicende della protagonista si intreccia alle descrizioni degli abiti che hanno segnato la sua vita. Abiti amati, abiti trascurati, abiti di cui prendersi cura, proprio come con le persone.



Eleonora, la protagonista, da Parigi dove si è trasferita, scrive alla figlia Corinne per spiegare le ragioni delle sue scelte, lettere e messaggi in cui la storia della vita e quella degli abiti preferiti sono un tutt'uno che si mescola in un affascinante racconto, come del resto nella vita di molte di noi. E i consigli da madre a figlia non sono solo su come affrontare la vita ma anche su come affrontare il variegato mondo degli abiti.




Concentrandoci sulla parte dei vestiti, bisogna dire che l'autrice li descrive in modo geniale: in ogni pagina sono protagonisti gli abiti, ma una volta tanto non si parla di collezioni divise per stagioni, non si parla di firme, di marchi, di prezzi, non si parla di capispalla o accessori. I vestiti sono descritti si per categorie, ma sono categorie dell'anima, categorie dell'uso quotidiano, categorie dell'amore per i vestiti in sè e per sè, categorie in cui non è possibile non riconoscersi.




Qualche esempio? I "vestiti che diventano pazzi", cioè quelli che diventano sbilenchi, soprattutto se di maglina, tra aiutare con opportune sottovesti; o i "vestiti che t'intristiscono": chi non ha nell'armadio qualche vestito che fa diventare gobba o sproporzionata? Una categoria decisamente da evitare, insieme ai "vestiti che ingrassano" e a quelli "nati sbagliati", eccessivi o inadatti, come certi tailleur dal carattere troppo forte, che sono fortunati se escono dall'armadio un paio di volte all'anno.
Ci sono i "vestiti che sembrano nuovi" anche se li hai già messi un milione di volte e quelli che "si macchiano da soli" (e qui ne so qualcosa...). Ci sono i "vestiti sinceri", quelli che portano le cicatrici di un lungo uso, come il segno dell'orlo allungato o di un bottone spostato che lascia l'orma sul tessuto e i "vestiti elfi", che scompaiono quando ne hai bisogno per ricomparire quando ormai non ci speri più esattamente dove li avevi cercati.


Si può leggere l'Atlante degli abiti smessi tutto d'un fiato, per vedere che cosa succede, ma io consiglio di gustarlo poco per volta, di leggerlo a piccole dosi e assaporare bene il "catalogo" degli abiti e tornare a rileggere ogni tanto i brani in cui ci siamo riconosciute. Un'occasione per riflettere senza annoiarsi e perchè no, provare a ricrearsi un proprio "atlante degli abiti" personale, ispirate da Elvira Seminara.

Elvira Seminara, Atlante degli abiti smessi, Einaudi, € 17.

martedì 9 febbraio 2016

#WowTorino



Torino è ormai una meta turistica a tutti gli effetti e, mentre il New York Times la annovera tra le città da visitare nel 2016, Marcella Pralormo pubblica #WowTorino, una guida alla città diversa dalle altre. Piccola, leggera, perfetta da tenere in borsa, la guida è suddivisa per quartieri, una struttura comoda che permette di avere tutto quello che può offrire una zona di Torino a portata di mano (o di camminata) senza dover saltare continuamente da un capitolo all'altro. E' perfetta per i forestieri che vogliono andare oltre i luoghi strettamente turistici ma anche per i torinesi curiosi, in cerca di posti sfiziosi e originali.



Marcella Pralormo, l'autrice - direttrice della Pinacoteca Agnelli - è una torinese doc e, dopo anni passati a offrire consigli agli ospiti in città, ora li condivide con #WowTorino.
Cosa troviamo in questa piccola guida che, tra l'altro, è disponibile sia in versione italiana che inglese? Lo spiega Marcella stessa:  "L'ho costruita pensando a cosa cerco io stessa quando vado in una città che conosco poco: arte, musei, buon cibo per tutte le tasche e negozi interessanti".
Per ogni quartiere sono segnalati sinteticamente musei e gallerie d'arte, posti dove mangiare - dai ristoranti stellati ai bar dove prendere un semplice panino - librerie e negozi indipendenti.




Visto che su Torino Style parlare di shopping è un'attività istituzionale, spendiamo due parole in più per la selezione di negozi di Marcella, un prezioso vademecum per chi vuole sfuggire dall'omologazione delle catene e cerca invece la creatività e l'originalità dei negozi indipendenti, che peraltro sono uno dei vanti della nostra città.
Non facciamo nomi perchè vogliamo lasciarvi la curiosità di leggere la guida: di alcuni ne abbiamo parlato anche su Torino Style, di altri no - o non ancora - ma vale certamente la pena curiosare un po' tra gli indirizzi che ci segnala Marcella, secondo i propri gusti e il proprio stile. 

Marcella Pralormo, #WowTorino, Corraini Editore, 2015, € 7. 
On line su Amazon, IBS, Corraini; a Torino, nelle librerie Luxemburg, Bodoni, Oolp e nei bookshop di Camera e Pinacoteca Agnelli.


foto di Anthony Marasco

martedì 15 dicembre 2015

Un regalo al giorno - Fashion Horror Show


Un libro originale, divertente, e pure economico. Scritto con un po' di cattiveria, è l'ideale per bilanciare le zuccherine atmosfere natalizie.
L'abbiamo scritto noi, si chiama Fashion horror show, costa 6 euro.
Lo trovate (forse) nelle migliori librerie; (di sicuro) da Bibi Gramaglia Selezione, in via Carlo Alberto 42/a a Torino oppure potete scaricarlo da amazon.

martedì 29 settembre 2015

Il magico potere del riordino di Marie Kondo - la stroncatura


Nel nostro mondo occidentale di benessere, l'abbondanza è una costante e l'eccesso frequente. Chi può dire sinceramente di possedere solo l'essenziale e mostrare una casa minimal perfettamente ordinata? Noi no di certo e per questo, anche a seguito del buzz multimediale, questa estate ci siamo dedicate allo studio del libro di Marie Kondo, Il magico potere del riordinoUna lettura certamente interessante, anche se dobbiamo confessare che non ci ha illuminate come è successo a tante altre persone, anzi, ci ha lasciato un po' perplesse: nessuna rivelazione risolutiva ma un mix di ovvietà e soluzioni a dir poco bizzarre.


La teoria 

Il concetto base dell'ordine di Marie Kondo è una vecchia massima della nonna: "un posto per ogni cosa, ogni cosa al suo posto", e su questo, niente da dire. E' vero che se troviamo una collocazione per tutto e la usiamo subito, senza lasciare roba in giro, tutto sarà certamente più ordinato e facile da trovare, ed è altrettanto vero che meno cose abbiamo, che siano vestiti, oggetti, libri, mobili e qualsivoglia altra cosa, più sarà facile tenerle in ordine e semplificare la nostra vita.

L'altro caposaldo di Marie è "conservare solo le cose che ci danno un'emozione", liberarsi di tutte le altre. Anche qui non possiamo che essere d'accordo, però...
Però buttare via alla disperata, cercando di riempire più sacchi dell'immondizia possibile, ci sembra troppo! Marie è una "buttatrice" convinta e tutto ciò che non viene utilizzato e occupa spazio prezioso deve finire senza pietà nel cassonetto dell'immondizia: non va regalato ad altri (perchè davanti a un regalo difficilmente si dice di no) perché finirebbe per intasare gli armadi altrui, e i charity-shop non vengono neanche menzionati. 

Riguardo all'evitare di comprare oggetti inutili e sulla buona abitudine di monitorare almeno una volta all'anno il contenuto degli armadi ed eventualmente buttare robaccia senza futuro e riutilizzo, ci trovate perfettamente d'accordo ma, un conto è il vecchio Motorola Star Tack che giace nell'oblio dal 1999, tutto un altro paio di maniche sono oggetti di valore che, anche se non utilizzati, sarebbe sacrilego buttare nell'immondizia. Sbatto nella campana del vetro il vecchio servizio di Baccarat della nonna che in effetti non uso mai perché è troppo delicato? Il ritratto del trisavolo con la faccia antipatica andrà nell'indifferenziato? E i moon boot che non metto più dalla nevicata del 2012 che faccio, li butto? E sei poi quest'inverno vengono 30 cm di neve cosa metto nei piedi?


Le assurdità

Oltre ad impennare i costi di smaltimento rifiuti, Marie ci fornisce anche alcune soluzioni organizzative a dir poco "stravaganti" e poco funzionali. Funzioneranno magari per gli amici del sol levante ma noi ci siamo trovate decisamente "lost in translation".



Non fare il cambio di stagione ma tenere tutto nell'armadio suddiviso per "pesantezza" del capo: la lana tutta insieme, i capi di cotone, ecc...
I vantaggi sono che si risparmia il tempo dedicato al cambio di stagione e in questo pazzo mondo di cambiamenti climatici repentini si ha tutto a portata di mano. Sarà... ma a parer nostro, oltre a funzionare solo se si possiede un guardaroba piuttosto snello e si vive in un clima senza grandi sbalzi di temperatura, la soluzione presenta qualche problema. Il cambio di stagione è l'occasione ideale per lavare e rimettere in sesto capi che necessitano di riparazioni, per misurare le cose e regalare ai charity quello che non ci piace più o non è più della nostra taglia. Evitando questo passaggio fondamentale i capi che mettiamo di rado (o mai) resteranno dimenticati per decenni in fondo a qualche cassetto. Senza dimenticare le insidiose tarme (ci sono solo a casa mia?), se la lana non viene messa via pulita e circondata da naftalina o simili, al momento buono l'amato golfino di cashmere sarà ridotto a un colabrodo!



Buttare i libri. Perchè non farne un bel rogo? In passato andava di moda! Sarò all'antica ma buttare i libri mi sembra sacrilego. Vero è che la maggior parte dei libri che abbiamo in casa non verranno aperti una seconda volta. Personalmente l'anno scorso ho fatto un bel censimento e ho regalati alla biblioteca di quartiere tutti i libri che era evidente non avrei mai più riletto. 



Strappare le pagine ai libri e conservare solo gli estratti interessanti. La domanda sorge spontanea: fa più disordine un libro in più o un dossier pieno di fogli svolazzanti che, al momento buono, non saremo in grado di ritrovare? O ancora peggio, la teoria molto zen di buttare via le foto e conservare i ricordi nel proprio cuore vivendo al massimo il presente... Certo l'ordine e lo spazio ne guadagnano, però chi ha il coraggio di farlo???




Altre teorie sono un po' strane, ma si potrebbero anche provare, tipo piegare i vestiti in modo che siano visibili in verticale (ma per questo ci sono le lezioni private di Marie) o non appaiare i calzini "appallottolandoli" insieme a coppie ma piegarli elegantemente a gruppi di due. Adesso non so quanti calzini abbiate e come sia il loro cassetto ma quanto può durare una coppia così poco ben saldata? L'orgia del calzini è alle porte!

Detto questo, Marie Kondo dà anche delle dritte utili per tenere a bada il disordine e soprattutto ci fa riflettere su che cosa è importante per noi, forse lo spunto più interessante della sua teoria. 

Ora però siamo curiose di sapere quante tra le nostre lettrici appartengono alla categoria delle accumulatrici e che cosa pensate di questo libro.


Marie Kondo - Il magico potere del riordino
Vallardi, 13.90 euro

pics via Pinterest

martedì 19 maggio 2015

Fashion Horrror Show - la presentazione

attimi di celebrità durante la presentazione al Salone del libro 

E' un controsenso ma al giorno d'oggi non sei un vero blogger se non hai al tuo attivo almeno un libro di carta stampata. A noi di Torino Style piace essere un po' fuori dal coro, perciò abbiamo subito accolto l'invito a scrivere per la collana "Fermati un istante" del Leone Verde Editore, una serie di piccoli libri dedicati agli orrori della vita contemporanea.
Chiaramente noi ci siamo occupate della moda: non abbiamo voluto scrivere il solito manualetto sul guardaroba perfetto ma, ispirate da quello che vediamo intorno a noi quotidianamente, ci siamo dedicate a descrivere gli orrori della moda di oggi, tutto quello che non si deve fare, tutto quello che dobbiamo far sparire immediatamente dai nostri armadi, tutte quelle tipologie di donne più o meno buffe che in un modo o nell'altro si fanno dominare da una moda.


foto Simonetta Bosso
Lunedì 25 maggio alle 18 al Circolo dei Lettori di Torino presentiamo il nostro Fashion Horror Show insieme agli altri due volumetti della collana, Manie da foodie di Luca Glebb Miroglio e Modera i toni di Michele Razzetti, vi aspettiamo!

Lo stile è un dono per pochi, ma un po' di buon gusto dovrebbe essere dato in dote a tutti. E vestirsi, non dico bene ma almeno senza offendere la vista altrui non è poi così difficile, e non è neanche questione di possibilità economiche. Sembra facile ma non è così. Per tante donne ben vestite che vediamo in giro ce ne sono altrettante che apparentemente non possiedono uno specchio ed escono fiere, ignare di suscitare perplessità e orrore nella maggior parte dei passanti che incontrano. Attenzione!
 può bastare un dettaglio a rovinare un outfit altrimenti perfetto e a distruggere una reputazione di donna di stile faticosamente costruita.

Il libro si troverà a breve in libreria, da subito si può scaricare la versione ebook dal sito del Leone Verde, Amazon e ibs.



giovedì 7 maggio 2015

Fashion Horror Show - la nostra fatica letteraria


Quanti delitti nei confronti della moda vengono commessi ogni giorno in tutto il mondo? Tanti, troppi, ancora di più se facciamo un confronto con le foto di qualche decennio fa, quando una signora non si sognava di uscire senza cappello e guanti e decoro e buon gusto contavano più di ogni altra cosa.

Se è divertente commentare l'abbigliamento di qualche "criminale della moda" incontrato casualmente per strada, lo è ancora di più farlo in larga scala, perciò quando l'editore Il Leone Verde ci ha proposto di scrivere un libro sui delitti commessi in nome della moda per la sua nuova collana "Fermati un istante" non ci siamo tirate indietro e abbiamo accolto con piacere la sfida. 

Sono peggio i leggings o le calze color carne? O forse gli stivali portati in estate, magari con un paio di shorts poco più lunghi delle mutande? 
E che dire delle donne super trendy, sempre vestite all'ultima moda incuranti di età, taglia, circostanze o invece di quelle che ostentano superiorità di fronte a tanta frivolezza e si presentano al vostro matrimonio vestite come se stessero andando in spiaggia?
Di queste altre fondamentali questioni di moda e buon gusto parliamo nel nostro libro "Fashion Horror Show. Delitti estetici in nome della moda". Volendo ci sarebbe da scriverci un trattato filosofico, ma non temete, l'abbiamo presa sull'ironico e il libretto è di formato tascabile. Noi ci siamo divertite a scriverlo, ci auguriamo che voi vi divertiate ancora di più a leggerlo.

Se domenica 17 maggio siete al Salone del Libro, passate a trovarci all'Independents' Corner, alle h.11 si parlerà della collana "Fermati un istante" e anche del nostro libro, altrimenti vi diamo appuntamento lunedì 25 maggio alle 18 al Circolo dei Lettori (via Bogino 9, Torino).


foto  Dogs&Us


Giulia e Maurizia Pennaroli, Fashion Horror Show. Delitti estetici in nome della moda, per la collana "Fermati un istante" diretta da Luca Glebb Miroglio, Torino, Il Leone Verde, 2015. € 6.

mercoledì 2 luglio 2014

L'amore non è un film - la recensione


Dite la verità, chi non ha mai sognato una dichiarazione d'amore plateale con tanto di inseguimento al gate delle partenze del JFK o un bacio riconciliatore sotto una pioggia torrenziale senza il rischio di bronchite? 
Purtroppo però, anni di commedie romantiche e sogni ad occhi aperti rischiano di rovinarci quel tanto di romance che ci è concesso nella vita reale, e lo sa bene Giovanna Gallo, autrice di L'amore non è un film - Come non farsi rovinare la vita (sentimentale) dalle commedie romantiche.



Perché se è vero che nei film i pretendenti hanno sempre la faccia da tenera canaglia, ci si incontra scontrandosi per caso, si litiga per un equivoco, ci si consola rimpinzandosi di gelato senza ingrassare di un etto, e anche il più ombroso tombeur de femmes si converte al matrimonio dopo una pubblica dichiarazione d'amore, nella vita reale è meglio non crearsi troppe aspettative.


Giovanna Gallo ci mostra la sua ultima fatica letteraria

Giovanna Gallo è blogger ed esperta di costume per diverse riviste femminili (scopri il suo primo libro Eroine multitasking QUI), con L'amore non è un film ha messo a frutto la sua approfondita competenza (degna di una cattedra universitaria in Romanticismo Contemporaneo) in materia di film, serie tv e letteratura per mostrarci - con una buona dose di humour - le trappole ideologiche create dalla fiction a confronto con analoghe situazioni della più prosaica vita quotidiana di noi donne vere.
Perché se sullo schermo le eroine sono sempre perfette, bellissime e con un make up a prova di uragano anche nelle situazioni più imbarazzanti, nella realtà la situazione e un po' diversa... ma l'importante è essere consapevoli che la sceneggiatura della nostra vita non sarà mai perfetta, proprio perché e vera e non inventata dalle fertili menti di autori e scrittori, ma non per questo priva di occasioni romantiche (anche se un po' meno glamour che nella fiction).



Giovanna GalloL'amore non è un film - Come non farsi rovinare la vita (sentimentale) dalle commedie romantiche, Imprimatur editore, 11.50 euro.
Disponibile anche in formato digitale QUI.

martedì 13 maggio 2014

Sei perfetta e non lo sai - la recensione


Forse non tutti sanno che... pochi giorni fa al Salone del Libro abbiamo avuto il piacere di presentare con Cristina Parodi il suo libro Sei perfetta e non lo sai. Abbiamo letto il libro con mooolta attenzione e ci è piaciuto assai, perciò ci siamo dette: perché non mettere a parte le nostre lettrici dei "consigli di stile per riscoprirsi belle tutti i giorni" anche le nostre care lettrici che non hanno potuto essere presenti?


Sette capitoli, tutti utili e interessanti, in cui Cristina parla sì di moda ma soprattutto propone tanti consigli per apparire sempre al nostro meglio, mascherando i difettucci che tutte noi abbiamo ed esaltando invece i punti di forza.
Come scrive Cristina, il look è il biglietto da visita più diretto e rispecchia carattere e personalità, l'abito spesso ci identifica più di mille parole, perciò una capitolo è dedicato a quali capi scegliere a seconda del proprio fisico e un altro alle regole per non sbagliare: un sacco di consigli utili e di buon senso, adatti a proprio a tutte, e state sicure che seguendoli è davvero impossibile sbagliare.



Il libro parla ancora di accessori, dei capi che compongono il guardaroba base, di come vestirsi a seconda delle varie occasioni e ancora di come preparare la valigia perfetta per ogni tipo di destinazione.


courtesy Open Milano

Una cosa che ci è piaciuta molto è il tono colloquiale e diretto, più che leggere un libro di moda sembra di farsi una chiacchierata con un'amica, e poi Cristina parla anche di sè, senza proporsi come un'icona fashion (questo ruolo è riservato  a una serie di donne famose a cui ispirarsi) ma raccontando momenti della sua vita insieme alle foto tratte dai suoi album.

Cristina Parodi, Sei perfetta e non lo sai, Rizzoli, € 15.

venerdì 17 maggio 2013

Giovanna Gallo eroina multitasking

illustrazioni di Francesca Crescentini

Lavoro - casa - parrucchiere - palestra - marito - bambini - cane - gatto - genitori - suoceri - amiche - estetista - cena fuori. Inutile ribellarsi, noi donne siamo tutte multitasking, almeno secondo la tesi di Giovanna Gallo, Social Media Strategist, Digital Pr, Blogger freelance e autrice del e-book Eroine Multitasking
Io no! non sono multitasking - ho detto con orgoglio da bastian contrario a mia sorella Giulia. Non sei credibile - risponde la malefica -  stai mangiando il pranzo, cucinando la cena con gli avanzi, lavando i piatti, preparando il caffè, controllando instagram, tutto contemporaneamente. Vabbè, ne prendo atto, sono multi-tasking anche io, così mi sono tuffata nella lettura dell' e-book del momento e bene feci, sono bastate poche righe per risollevare  l'umore tetro di una settimana no.

Il libro è dedicato a tutte le donne moderne perennemente incasinate da troppe cose da gestire: Chi siete voi? La single in perenne ricerca del grande amore o la fidanzata di lungo corso che ormai non si vergogna a presentarsi davanti alla dolce metà in ciabatte zoomorfe e vestaglia di ciniglia? La casalinga pigra che non fa neanche il letto al mattino o la rompiscatole che trascina il marito in lunghissime sessioni di shopping? 
Impossibile non riconoscersi in almeno una delle eroine di Giovanna, abilissima nel raccontare ossessioni e manie del gentil sesso.

Giovanna Gallo, autrice di Eroine mulitasking
Incuriosite da tanto realismo abbiamo incontrato Giovanna ed, essendo multitasking, non potevamo limitarci ad una asettica intervista; ne abbiamo approfittato per concederci anche un pranzetto in riva al fiume e quattro chiacchiere tra donne.
Sono proprio i racconti tra amiche la mia prima fonte d'ispirazione - dice Giovanna - lamentele, sogni, rotture e fidanzamenti. Se prese con ironia anche gli screzi quotidiani con il partner, le piccole manie e i deficit di noi donne imperfette possono sdrammatizzare anche una giornata in cui va tutto storto.  



Vita sentimentale, che sia la fatica della vita di coppia o quella di trovare l'uomo ideale, gioie e dolori della vita lavorativa, in ufficio o freelance, diete, famiglia, la nostra multitasking Giovanna prende in esame le fissazioni tipicamente femminili ma anche i problemi quotidiani di una donna che ha sempre mille cose da fare, ci e si prende in giro con ironia e ci dà anche qualche dritta per cavarcela al meglio tra le insidie di una vita che, ci piaccia o no, è inevitabilmente multitasking.

Se vi è venuta voglia di leggere Eroine multitasking, potete scaricarlo qui, al costo di € 2,99; se volete saperne di più, Giovanna Gallo in persona con Elisabetta Flumeri, Gabriella Giacometti, Paola Gianinetto, Viviana Giorgi, Maria Paola Romeo presenterà il suo libro sabato 18 maggio alle 18, al Salone del Libro, per Emmabooks. feminile digitale - Book to the future.

Buona lettura!

mercoledì 1 maggio 2013

Bianca come il latte rossa come il sangue - il film

a cura di The talking mule




Bianca come il latte rossa come il sangue è il film tratto dal best seller internazionale di Alessandro D'Avenia, di cui che a suo tempo aveva recensito anche Torino Style. La regia è di Giacomo Campiotti (allievo di Monicelli) e la sceneggiatura di Fabio Bonifacci (nel suo anno d'oro,sono attualmente in sala anche Il principe abusivo e Benvenuto Presidente!, tutti con lusinghieri risultati al botteghino), con la partecipazione dell'autore del romanzo.



La storia racconta di Leo, liceale romano trapiantato a Torino, e del suo innamoramento per la bellissima Beatrice, una compagna di scuola, che si ammala di una grave forma di leucemia. Leo dovrà confrontare i propri sogni con la realtà, contando sull'aiuto di molti alleati: lo strano professore "sognatore"; l'amica a cui può dire tutto (e spesso anche  troppo), Silvia; il compagno di banco Niko. Fra gli alti e bassi della malattia di Beatrice e dei rapporti di Leo con genitori e d amici, il giovane imparerà a dare forma ai propri sogni (o almeno a provarci) ed a combattere, letteralmente a prendere a pugni, la tendenza a cedere alla rabbia e all'apatia che gli impediscono di crescere.



Il protagonista assoluto è Leo, impersonato da un Filippo Scicchitano (Scialla!) che mi lascia il sospetto di essere soprattutto se stesso, più che il suo personaggio. Per la vicinanza d'età può permetterselo, ma prima di promuoverlo lo aspetto nelle prossime prove. L'attrice francese Gaia Weiss è Beatrice, è molto bella ma il percorso del suo personaggio non viene per nulla approfondito, resta un po' troppo bambolina triste . Le prove più convincenti arrivano dai non protagonisti: Aurora Ruffino si rivela attrice di grande sensibilità, oltre che essere per una volta tanto una migliore-amica non sfigata nè bruttina (anzi, nella scena in cui scrive la soluzione per Leo durante il compito in classe rivela gambe piuttosto belle); Romolo Guerreri è fra i giovani  l'attore con più esperienza e si vede, molto bravo e convincente nel ruolo di Niko.
Luca Argentero è il prof Sognatore: il professore che tutti vorremmo aver avuto, e tira anche di boxe! Il personaggio avrebbe meritato più spazio, anche il dialogo che riesce a iniziare con Leo resta troppo sullo sfondo. Flavio Insinna e Cecilia Dazzi sono i genitori di Leo: bravi tutti e due a dare una sfumatura umoristica ma non comica ai loro personaggi.

Il momento in cui in Italia gli attori impareranno a recitare senza accento dovrà essere celebrato con una giornata di festa nazionale. Il punto non è se in un film girato a Torino ha senso o meno che il protagonista abbia accento romano (se è per quello qua e là si colgono delle impressionanti cadenze piemontesi), il punto è che quando non è rilevante per la storia l'accento regionale non dovrebbe esserci, e basta.



Una storia d'amore, ma soprattutto un romanzo di formazione. Il film è stato paragonato a quelli tratti dai libri di Moccia; mi si perdoni l'irriverenza ma dal punto di vista del contenuto è come paragonare un romanzo harmony ad Anna Karenina. Si parla di giovani con un linguaggio giovanile, questo sì. La rappresentazione dell'età adolescenziale con le sue estremizzazioni, le sue semplificazioni, ma anche con le opportunità ancora tutte aperte l'ho trovata efficace. Belle le scene all'interno della scuola, in particolare quella con il pavimento di colla (chi fra i maschietti non si è mai sentito così alzi la mano!) e quella con i ragazzi del quarto anno che vessano i loro compagni un po' più piccoli (quanti ricordi!).

La vista sui tetti con la Mole Antonelliana sullo sfondo è qualcosa che chi non conosce la mia città dovrebbe vedere almeno una volta nella vita (un po' di sano campanilismo...)



Film per tutti, specialmente under 23, e di generale buona fattura, rispetto al fratello di carta la pellicola perde il confronto: il libro è coraggioso anche perché osa dei contro-stereotipi rispetto agli stilemi correnti del tema giovanile: i ragazzi vogliono crescere, imparare e non fanno i teppisti, gli adulti mediamente non sono degli idioti integrali e guidano la crescita dei propri figli o dei propri allievi senza mettergli troppo i bastoni fra le ruote; la scoperta della letteratura e della forza della parola riveste un ruolo importante, e c'è una riflessione non banale su Dio, la religiosità, il significato del dolore e della scelta.

Il film - al contrario - non è coraggioso per niente: sceglie di intrattenere senza mai rischiare di affrontare né tutti né uno in particolare dei temi più complessi.

Tutto ciò che fa del libro un libro straordinario manca al film che è carino, ben fatto e tutto sommato godibile, ma ordinario.

In modo del tutto paradossale sembra che la sceneggiatura abbia paura di sognare in grande: il coraggio chi non l'ha non se lo può dare, e forse la cinematografia italiana non è ancora matura (o non lo è più?) per imboccare la via più lunga: rispetto al materiale di partenza il rimpianto è quello di aver fatto un opera che si vuole leggera ma risulta superficiale.

2013 - Bianca come il latte rossa come il sangue
Regia: Giacomo Campiotti
Sceneggiatura: Fabio Bonifacci
Fotografia: Fabrizio Lucci

venerdì 1 luglio 2011

Pigchic, il libro. Intervista a Demetra Dossi


Demetra Dossi, classe 1989, ha superato le colonne d'Ercole del 2.0 e da poco più di un mese è in libreria con Pigchic. La moda, l'amore e la sfiga. Romanzo fresco e leggero che - come dice la stessa autrice, è scritto per tutti coloro che pensano che l'immagine non sia tutto, ma molto di più - narra le avventure della giovane Dafne nel magico e spietato mondo della moda, al seguito del fidanzato Andrea (precisissimo e tanto "Ing.") e con la complicità del gatto Paolo. In una Milano super modaiola, a bordo della sua bicicletta Dafne salta da un evento all'altro in cerca della grande occasione e, tra incontri straordinari con Ludmilla W. (sorella sfigata della più celebre Anna W.) e qualche imprevisto (vedi lo spettro della ex - Miss Splendida e i turbamenti sentimentali per l'affascinante Edoardo), forse riuscirà a coronare il sogno di scrivere per la prestigiosa rivista GEVOU.



Il sogno di Demetra, come quello di Dafne, è lavorare nel campo della moda e, anche se ha già all'attivo un blog di successo e la pubblicazione di un romanzo, non è ancora arrivata a scrivere per GEVOU

Dafne arriva a Milano!
Da blogger a scrittrice, come nasce il blog Pigchic e come si trasforma in libro? L'idea di creare il blog è nata per caso, un bel giorno mi sono svegliata e ho pensato: "Ma sì, lo creo". A distanza di dieci mesi sono stata contatta dalla Rizzoli che mi ha proposto di scrivere un libro. Ho accettato e così è nato Pigchic.

Dafne alle prese con casa, fidanzato e gatto.

Dafne, la protagonista del tuo libro, è simpatica e un po' pasticciona, ci riappacifica con la figura della fashion addicted sempre perfetta ma anche snob e un po' antipatica; quanto c'è di Demetra in Dafne? C'è tanto ma non tutto. Dafne è pasticciona e allegra come me, però è più coraggiosa (e ha anche un armadio più grande). Ho tanto da imparare da lei.

 
 

I geniali aforismi di Ludmilla W. sono già una scuola di  pensiero per ragazze più o meno giovani. Come nascono?
L'idea è venuta per caso, stavo iniziando il secondo capitolo e ho pensato che sarebbe stato carino inserire degli aforismi. Ho subito scartato l'idea di utilizzare le frasi più citate di stilisti e personaggi famosi, e ho iniziato a inventarne di nuove.

Dafne è un po' goffa, è capitato anche a te di fare qualche "figuraccia" a un evento fashion? Certo, un sacco di volte! E alcune delle gaffe più simpatiche sono finite nel libro, ma non vi dirò quali :-P  

Dafne sbicicletta per la città

Come per Dafne la moda è una delle tue grandi passioni, chi sono i tuoi stilisti preferiti?Ne ho tanti: da Moschino ad Alexander Wang, da Mary Katrantzou a Phillip Lim, la lista è davvero lunga.
 
Hai delle presentazioni in programma? Se sì, dove? Con l'inizio dell'estate siamo tutti troppo impegnati a pensare alle vacanze. Per questo motivo non ci sono presentazioni in programma e tutto è spostato a settembre. Comunque sul sito ufficiale del libro: www.pigchic.it, vengono pubblicati tutti gli aggiornamenti riguardanti il romanzo, quindi tenetelo sempre d'occhio.




Demetra Dossi 
Pigchic. La moda, l'amore, la sfiga
Rizzoli
15,90 euro

Illustrazioni di Demetra Dossi
Video Valentina Panebianco

mercoledì 23 marzo 2011

Generazione 80


Ho sempre considerato gli anni '80 come un periodo interessante, creativo, ottimista. Anni di grande cambiamento a livello tecnologico, economico, sociale, artistico. Per me sono gli anni in cui la televisione è diventata a colori, le giacche da sci hanno inziato a tenere caldo per davvero, ho comprato il primo walkman,  ho dovuto iniziare a preoccuparmi del mio "look". Non a caso è il periodo in cui gli stilisti "mostri sacri" del made in Italy, Armani, Versace, Krizia, il compianto Coveri, hanno iniziato a brillare a livello internazionale diventando da artisti/artigiani imprese di enorme successo. A livello musicale è vero che il mercato venne inondato di musica "commerciale" basata sull'immagine più che sulla qualità, ma sono anche gli anni in cui nacquero, crebbero e maturarono big del calibro di U2, R.E.M, Depeche Mode (i Duran Duran, mai sciolti, hanno pubblicato ai primi di marzo un cd di inediti, a 30 anni esatti dall'esordio); in Italia sono gli anni di Pino Daniele e Vasco Rossi. Anni in cui nacquero forme espressive nuove come il videoclip ma anche il rap. 
Insomma, al di là della vulgata che vuole gli anni 80 artificiali e superficiali, forse i tempi sono maturi per dare un giudizio con "il senno del poi". 

Marco Scarzello alla presentazione di "Generazione 80"
In questo arduo compito ci viene in soccorso Generazione 80. Si tratta di un libro scritto dal giornalista torinese Marco Scarzello, ed è - che io sappia - il primo tentativo di rivisitare il periodo. L'idea è nata chiacchierando con gli amici - ci racconta Marco -  a noi che li abbiamo vissuti da ragazzi, spesso capitava di ricordare gli anni Ottanta, per la musica, i telefilm, i cartoni animati. Allora ho iniziato a mettere per iscritto questi ricordi ed è nata in me la curiosità di approfondire meglio quel periodo, così è nato il libro vero e proprio. Di lettura piuttosto agevole (160 pagine circa), Generazione 80  consiste in moltissimi, brevi capitoli dedicati a fatti di cronaca, fenomeni di costume, personaggi, gruppi musicali, programmi e pubblicità televisive in un meltin' pot che mi ha fatto rivivere l'atmosfera eighties, ma anche riflettere su quanto poco ricordassi quegli anni!
I capitoli non sono ordinati in modo cronologico, il libro si apre con il Live Aid, la prima iniziativa - che oggi diremmo globale - nella quale il mondo del rock e del pop dimostrava un impegno che non fosse politico in senso stretto, ma genuinamente umanitario. Si susseguono moltissimi gustosi episodi: i paninari, la rivalità fra il Commodore e lo Spectrum, l'ascesa di Michael Jackson, la nascita del fenomeno Madonna, i primi cartoni giapponesi, il cubo di Rubik, Drive In e Indietro tutta! Non mancano però il caso Tortora, l'attentato a Giovanni Paolo II, l'incidente dello shuttle Challenger e molti altri episodi.
Il libro si conclude con l'evento che più di ogni altro "chiude" idealmente la decade: la caduta, ma sarebbe meglio dire l'abbattimento, del muro di Berlino. 
Immaginando la severa selezione che deve esserci stata nella costruzione dell'indice abbiamo chiesto a Marco come si è destreggiato tra avvenimenti più o meno importanti di un intero decennio. Il primo lavoro è stato selezionare gli argomenti, tra tutti quelli possibili, perché volevo scrivere un libro snello, facile da leggere, non un'enciclopedia!
Prima ho suddiviso gli avvenimenti per categoria (musica, televisione, cronaca, sport, prodotti) perché desideravo comunque fornire al lettore una panoramica ampia, nella quale ritrovarsi, almeno in parte.
Successivamente ho applicato un filtro personale, selezionando ciò che mi colpiva maggiormente, per l'importanza storica di un avvenimento o di un personaggio, o semplicemente da un punto di vista emotivo, ma anche privilegiando gli aspetti che possono aver lasciato un'impronta nei ragazzi cresciuti in quegli anni, appartenenti a quella che ho voluto chiamare la Generazione Ottanta, che poi è la mia generazione.

Una cosa che ci è piaciuta molto è il taglio "cronachistico" per cui l'autore presenta essenzialmente i fatti resistendo alla tentazione di fornire interpretazioni e giudizi. Il lettore può quindi riprendere, o scoprire, alcuni episodi che hanno caratterizzato quel periodo e maturare la propria opinione.
Il primo tentativo di analisi storica degli anni 80 è, dunque, un successo e ci sentiamo di consigliarlo con convinzione.

Generazione 80 di Marco Scarzello, Giancarlo Zedde editore, 13 €

mercoledì 3 marzo 2010

Il rosso e il bianco


Quando mi è capitato tra le mani il libro Bianca come il latte, rossa come il sangue di Alessandro D'Avenia, l'ho guardato con sospetto e diffidenza: avendone letto il riassunto temevo che fosse le solite 200 pagine di paranoie adolescenziali inconcludenti e deprimenti. Poi ho visto le interviste a pagina intera su tutti i quotidiani: ne parlavano bene ma non mi convincevano più di tanto, anche per il costante paragone con Paolo Giordano (che dopo aver letto il libro trovo assolutamente non pertinente). Un sabato di pioggia, con un sospiro, ho incominciato a leggerlo e... l'ho finito quel pomeriggio stesso, saltando anche la merenda.
E' la storia di un anno importante nella vita di un ragazzino, che si trova a dover affrontare problemi più e meno gravi e, grazie anche ai genitori e a un professore che sanno dire le parole giuste nel momento giusto, riesce a crescere, a capire che cosa è importante nella vita.
Qual'è la magia di questo libro? La "normalità" dei personaggi e il messaggio positivo che aleggia tra le pagine e rimane alla fine della lettura. Per una volta, non si parla di adolescenti allo sbando e di adulti squilibrati, incapaci di gestire le proprie vite, come accade sempre più spesso nelle opere dei giovani autori. Qui tutto funziona come deve, anche lo stile della scrittura. E' una bella storia, per grandi e piccini.
Per i nostri lettori spagnoli: ad aprile uscirà la traduzione, Blanca como la nieve, roja como la sangre, leggetela!

"Il T9 è l'invenzione del XXI secolo. Ti risparmia un sacco di tempo e ti regala quattro risate, perchè quando tu vuoi scrivere una parola lui ne intuisce un'altra, che a volte è quella opposta. Per esempio quando devo scrivere "scusa", la parola che viene fuori è "paura". E' una coincidenza singolare, perchè quando io devo chiedere scusa per qualcosa ho sempre  una gran paura.
Mi piace il T9. Chissà se Dante per comporre tutte quelle rime aveva qualcosa come il T9. Ci sono persone che proprio non capisci da dove tirino fuori quello che sanno fare. Sono dei predestinati. Io non so fare ancora niente alla grande, ma sono fiducioso."

Alessandro D'Avenia, Bianca come il latte, rossa come il sangue, Mondadori, 2010, € 19.
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