lunedì 17 gennaio 2011

Fashion icons for fashion victims


Trasferta milanese per Torino Style ospite alle passerelle della moda uomo per l'autunno/inverno 2011-12.
E ora posso dire di essere una vera fashion blogger! Anch'io ho incontrato - e immortalato - Anna Dello Russo. Anna e Viviana si sono messe in posa per noi e abbiamo scoperto che sono pure simpatiche!
Prossimamente tutte le novità dalla Fashion Week milanese, stay tuned! 

domenica 16 gennaio 2011

Donne con le gonne


E' vero che la gonna, il capo femminile per antonomasia, sta attraversando un momento di crisi? Freddo, tempo da lupi, pigrizia, comodità... è forse per tutti questi motivi insieme che, soprattutto in inverno, non si vedono molte gonne in giro per la città, però noi troviamo che sia un capo che dona più dei pantaloni, sopratutto se si sa scegliere il modello giusto per il proprio fisico.
Le passerelle dell'inverno hanno riportato tra noi gonne a ruota anni '50 e minigonne anni '60 e il trend sembra confermarsi anche per la prossima primavera. Come scegliere tra  le innumerevoli proposte della moda? Ecco a voi una piccola survival guide al più femminile dei capi.


La gonna a trapezio sta bene a tutte: minimizza i fianchi quando ci sono e crea curve femminili sui fisici asciutti. Un vero e proprio passe-partout indispensabile in qualsiasi armadio! Anche la gonna a ruota è piuttosto versatile e sta bene a quasi tutte, attenzione però ai fianchi importanti!


La gonna a tubo è il modello ideale per mostrare la figura e per creare ed esaltare le curve, ed è il capo indispensabile per qualsiasi "bombshell" che si rispetti. Si adatta bene ai fisici non troppo formosi e comunque richiede polpacci e caviglie snelli. Marilyn ne ha fatto il suo cavallo di battaglia, e voi?


La gonna lunga, contrariamente a quanto si pensa, è l'ideale per sembrare più alte, inoltre nasconde gambe lontane dalla perfezione senza rinunciare a comodità e femminilità. La lunghezza giusta? Una questione spinosa, dovrebbe quasi toccare il pavimento senza pulire la strada! A meno che non sia sera, evitate i tacchi, per il giorno è perfetta (e molto più comoda) con le scarpe basse.


La minigonna, inutile dirlo, richiede gambe snelle e perfette. Con la mini è bene evitare i tacchi alti e  bilanciare bene la quantità di pelle scoperta, evitando top scollati o troppo audaci. Scolli a barchetta e dolcevita sono perfetti, soprattutto se i 30 li avete passati già da un po'! Giorgio Armani sostiene che vada eliminata categoricamente dai guardaroba delle over 40, voi che ne pensate?

Immagini Max&Co, Topshop, Pimkie

venerdì 14 gennaio 2011

Riabilitaria, la riabilitazione a 4 zampe!


Torino Style è come Arturo Bandini, ama uomini e animali dello stesso amore (John Fante, Chiedi alla polvere), per questo abbiamo accettato con immensa gioia l'invito a visitare Riabilitaria, la prima casa di cura e centro di riabilitazione motoria veterinaria italiana con autorizzazione ufficiale; in poche parole un vero e proprio centro fisioterapico per cani e gatti nato dall'iniziativa di tre soci: la dott.ssa Francesca Cazzola, il dott. Carlo Miola e la dott.ssa Francesca Basili, tutti e tre naturalmente medici veterinari. Al mio arrivo sono accolta da Francesca Cazzola e Francesca Basili, nelle veci di  perfetto padrone di casa (essendo il dott. Miola assente) c'è Yogurt.

Yogurt in un raro momento di staticità

L'ambiente è, al tempo stesso, professionale e famigliare e ci piace il tour della struttura in cui conosciamo Heidi (bassotta recentemente operata di ernia del disco) che si presta da modella per illustrarci le terapie, ginnastica con palla e tavoletta prima e camminata nell'acqua poi... Mentre Heidi è impegnata con gli esercizi ne approfittiamo per scoprire com'è nato il progetto Riabilitaria: per me Riabilitaria è un punto d'arrivo naturale - ci racconta la dott.ssa Cazzola, direttore sanitario della struttura - sono sempre stata interessata all'ortopedia, tanto che ho basato la mia tesi di laurea  su questo argomento, nel corso degli anni ho lavorato in centri molto attenti non solo all'ortopedia ma anche alla riabilitazione, così ho deciso di dedicarmi completamente alla fisioterapia.

Heidi passeggia nel giardino del centro
La fisioterapia animale è ancora poco conosciuta in Italia, per questo motivo ho inizialmente dovuto frequentare corsi di fisioterapia umana che poi adattavo agli animali e alle loro esigenze specifiche.
E' quindi davvero possibile che i nostri animali si sottopongano docilmente alle terapie? La dott.ssa Basili mi risponde pronta: la cosa più importante è fare amicizia con "il paziente", il nostro è un lavoro molto fisico, a stretto contatto con l'animale che deve avere fiducia in noi e farsi trattare tranquillamente. La maggior parte degli esercizi manuali vengono impostati come gioco, a cui poi seguono massaggi e stretching, i cani ne traggono beneficio e tornano volentieri.
Come in un vero centro fisioterapico per umani, Riabilitaria non prevede solo terapie manuali ma anche strumentali, grazie alle tecnologie più moderne, utilissime non solo nel post-operatorio ma anche nel trattamento di animali anziani o cronici. Noi abbiamo visto in azione la Tecar® terapia, che attraverso il riscaldamento dei tessuti serve praticamente a tutto, i bendaggi funzionali, che attraverso la stabilizzazione delle articolazioni favoriscono un recupero attivo (vedi calciatori), e infine l'Idroterapia, deambulazione in vasca per la rieducazione motoria.


Heidi durante gli esercizi in vasca

I prezzi si aggirano intorno ai 50 euro, si lascia l'animale al centro al mattino e lo si riprende la sera. Durante la giornata si fanno due sedute di "ginnastica"; chi abita distante e ha difficoltà a portarlo, con 30 euro al giorno in più, potrà lasciare l'amato Fido a pensione per la durata delle cure. I trattamenti sono particolarmente consigliati sia per recuperare rapidamente la mobilità da un post operatorio sia per migliorare la qualità della vita di cani anziani affetti da artrosi e da altre patologie croniche. 
Tutte le info su www.riabilitaria.it

Sunny passeggia nel giardino di Riabilitaria


mercoledì 12 gennaio 2011

Hereafter - How soon is now?

 

E' con una certa preoccupazione che siamo entrati in sala per darvi conto dell'ultima opera di Clint Eastwood, di cui non pensiamo siano necessarie presentazioni.
La preoccupazione era dovuta parzialmente al tema trattato (l'aldilà) e in altra parte alle numerose recensioni comparse in questi giorni, divise fra il "capolavoro" ed il "povero vecchio, ormai si sente un piede nella fossa". A nostro avviso l'opera resta di un gradino al di sotto delle sue migliori, quanto alla seconda ipotesi vi rimandiamo alla foto qui sopra, a voi il giudizio!
Sgombriamo dunque preventivamente il campo da malintesi, Hereafter non è un film sulla morte, nè su cosa ci attende dopo la morte. A dispetto di sguardi superficiali Eastwood  con questo film ci ricorda che viviamo qui, adesso e solo di questo dovremmo preoccuparci. Che il discorso provenga da un autore di 80 anni (assai ben portati peraltro) è forse un sintomo dei nostri tempi irrisolti e depressi?

Belle e azzeccate le scenografie, in particolare la casa da single di Matt Damon e quella da intellettuale di una Cecile de France sempre molto ben vestita. Il che, oltre a piacerci "a prescindere", è anche ben in accordo con il personaggio.
Per potenza visiva e senso della misura la sequenza dello tsunami è da storia del cinema e da sola varrebbe il prezzo del biglietto.

La trama segue tre personaggi che più diversi non potrebbero essere: George Lonegan (Matt Damon), un sensitivo americano che rifugge dal proprio "dono" di comunicare coi morti (o meglio con le loro anime), Marie Lelay, una giornalista francese (Cecile de France - belga a dispetto del nome - Il giro del mondo in 80 giorni con Jackie Chan) in vacanza nel sud est asiatico travolta dallo tsunami, che prova un esperienza di vita oltre la vita e Marcus, un ragazzino inglese (Frankie McLaren, e il gemello George) proveniente da una famiglia disastrata (la madre è eroinomane) e che perde il proprio fratello gemello per un incidente automobilistico. I destini di questi tre personaggi seguiranno per quasi tutto il film strade parallele, per poi incrociarsi nel finale.

Questi personaggi, ciascuno a modo proprio ossessionato dalla morte, sperimentano dapprima l'incomprensione: George, perchè non vuole sfruttare economicamente le proprie possibilità di mettersi in relazione con l'aldilà; emblematico che a nessuno interessi cosa LUI provi o quanto gli costi, i suoi clienti vogliono solo sapere cosa ne è dei cari estinti. Marie, dopo essere quasi annegata nello tsunami inizia a porsi ed a porre domande importanti, sempre percepite come fuoriluogo. Il suo fidanzato-capo le spiega infastidito come sia ovvio che dopo la morte non c'è nulla, chiunque abbia buon senso lo sa. Incompresi anche i gemelli, che amano - ricambiati - la propria madre così com'è (anche se non rinunciano a sperare che diventi migliore).
Il secondo tema è la difficoltà a comunicare (o di ascoltare?). Quanto a George nè il fratello nè la possibile fiamma Melanie (Bryce Dallas Howard, figlia del Ron regista, vista in Twilight: Eclipse, Spiderman 3 di Sam Raimi, Come vi piace di Kenneth Branagh e Manderlay di Lars Von Trier) riescono a capire che lui non vuole più praticare un "dono" che porta più dolore che serenità. Riguardo a Marie, nè la casa editrice per cui dovrebbe scrivere un libro, nè il fidanzato-capo (che ci mette pochissimo a sostituirla, e non solo in video) riescono a capire la sua ansia di ricerca, di risposte. Nessuno, infine, intorno a Marcus, sembra realmente capire la sua necessità di ritrovare l'unico punto fermo della sua vita, letteralmente strappatogli via.
Il destino fa sì che i tre protagonisti si incontrino a Londra, dove avverrà la catarsi finale ed i nodi si scioglieranno in un inno alla vita.


Riassumono bene il film due frasi di George: quando - per bocca del fratello - afferma che non si può vivere pensando sempre alla morte, e quando tenta di convincere Melanie che ci sono cose, nel passato nostro e dei nostri cari che è meglio restino non dette. La poverina non lo ascolta e uscirà sconvolta dall'esperienza del contatto con l'aldilà.

Eastwood pare ammonirci: non ci è utile sapere se c'è e come è fatto il dopo... Quello che ci serve è capire che siamo comunque provvisori, e non è mai troppo tardi (citando gli Smiths: "quanto presto è ora?") per scegliere, con tutti i rischi che questo comporta, la vita. 

domenica 9 gennaio 2011

Mantelli, cappotti e paltò


I saldi sono il momento giusto per comprare un cappotto: le proposte sono molte e, essendo un capo caro e indossato praticamente tutti i giorni per mesi, è importante sceglierlo bene, prendendo in considerazione modello, tessuto, clima, occasioni in cui lo porteremo. 
Ecco alcune idee sui diversi modelli che si trovano nei negozi oppure on line.


Il cappotto lungo ripara bene dal freddo ed è sempre elegante ma si adatta anche ad un look casual. Sta bene a tutte, con o senza cintura a seconda del tipo fisico di ciascuno, come questo di Donna Karan.


Il modello di ispirazione militare è uno dei must dell'inverno, facilmente reperible in qualsiasi negozio (quelli nelle foto sono di Asos). Di taglio strutturato, doppiopetto e bottoni lo rendono un capo vietato alle maggiorate, quindi se il decolletè non è il vostro forte è quello che fa per voi. Per non sembrare la sorella di Capitan Uncino consigliamo di non eccedere in mostrine e dorature.


Perchè non scegliere un cappotto colorato per rallegrare le grige giornate invernali? In questo caso, visto che è  l'attenzione è puntata sul colore vivace, è meglio optare per linee pulite e lunghezze al ginocchio, come quelli della linea Pop Couture di Max&Co nelle foto qui sopra.


Non molto popolare in Italia ma piuttosto diffuso all'estero è il modello attillato nella parte superiore con "gonna" ampia, originale ed elegante, a nostro parere. Quelli nelle foto sono di Topshop e Asos. Perfetto per chi vuole occultare fianchi larghi, dà il suo meglio con gonne e abiti.


Le estimatrici del vintage troveranno interessanti alcuni cappotti delle collezioni di questo inverno (qui un esempio di John Rocha). Il consiglio è sceglierne uno con un dettaglio particolare, che può essere il tessuto o i bottoni, una bordatura in pelliccia o i profili a contrasto. E' meglio portarlo con un look minimal o mascolino, per non dare l'impressione di essere appena uscita dalla macchina del tempo.

Non è esattamente un cappotto ma è il capo outwear che ha invaso passerelle e strade quest'inverno, è la giacca di pelliccia (finta), di sicuro effetto con un investimento anche minimo (qui un modello di Max&Co). Da scegliere corta e da abbinare con qualcosa di aggressivo o inconsueto onde evitare l'effetto "signora bene".

Immagini: Max Mara, Max&Co, Asos, Topshop, Donna Karan, John Rocha
 

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